Il significato dei colori
Fin dall'epoca egiziana venne attribuito ad alcuni colori un significato simbolico. Anche nell' antica Grecia veniva data molta importanza al valore simbolico dei colori e così pure in Cina, in India, nell' Islam e nell'arte paleocristiana.
Rosso
È il primo colore dell'arcobaleno che i neonati imparano a riconoscere, il primo a cui tutti i popoli hanno dato un nome. È il colore del movimento e dell'attività. Il rosso è simbolo del cuore e dell'amore, del dinamismo e della vitalità, della passione e della sensualità, dell'autorità e della fierezza. Il rosso rappresenta uno stato fisiologico che provoca energia. Esprime il desiderio in tutte le sue forme: il bisogno di arrivare a dei risultati, al successo, la forza di volontà e tutte le forme di vitalità e di forza.
Giallo
Questo colore è un colore caldo, così come il rosso e l’arancione. Rimanda alla radiosità che risveglia e dà calore. Suscitando una sensazione d'espansione e spingendo al movimento, il giallo corrisponde ad una condizione di libertà e autosviluppo. Il giallo, infatti, è il colore dell'illuminazione e della redenzione. Simbolo del sole e dell’oro e della saggezza, appartiene alla sfera dell'espansione, dell’idealismo ed dell’azione.
Viola
Il violetto è un insieme di rosso e di blu, e benché sia un colore a sé stante, mantiene alcune proprietà degli altri due. Il violetto tenta di unificare la conquista impulsiva del rosso e la dolce sottomissione del blu e rappresenta dunque l'identificazione. Questa identificazione è una sorta di unione mistica, una profonda intimità di sentimenti che punta ad una fusione totale tra il soggetto e l’oggetto, che fa sì che tutto quel che il soggetto pensa e desidera possa divenire una realtà. In un certo senso è l'incantesimo, il sogno realizzato, uno stato magico nel quale i desideri sono soddisfatti.
Bianco
La luce bianca contiene tutti e sette i colori dell'iride. è il colore della purezza, della pulizia, dell'innocenza, della nascita, della precisione. Nell'arte paleocristiana si dipingevano di bianco le vesti dei santi, dei puri di cuore, dei fanciulli. Il bianco, dà molta energia, è rivitalizzante e libera la mente; può avere un diverso significato a seconda che si tratti del bianco nella forma luce ovvero “l’apertura” o del bianco nella forma ombra ovvero l’ingenuità, ma anche aggressività repressa.
Arancione
L'arancione è il risultato della mescolanza dei colori rosso e giallo. Il suo contenuto emotivo è il desiderio. E' la percezione delle emozioni da un punto di vista fisico (esplorazione del mondo attraverso i sensi - percepire e provare piacere). E' legato all'energia fisica e mentale, all'attività, alla creatività. La scelta dell'arancione indica il bisogno di ricerca di esperienze intense, sotto ogni aspetto, da cui trarre e sperimentare nuove sensazioni piacevoli e conoscitive.
Rosa
Questo colore rappresenta la sensibilità, la dolcezza e il calore. Rappresenta inoltre amore e gentilezza. Agisce in maniera spiccata sul sistema nervoso rilassandolo e migliorando la vista. Chiunque scelga questo colore rifiuterà presumibilmente tutto ciò che è arrogante e disarmonico. Il rosa è il colore delle emozioni.
Il linguaggio dei fiori
Fin dall'epoca egiziana venne attribuito ad alcuni colori un significato simbolico. Anche nell' antica Grecia veniva data molta importanza al valore simbolico dei colori e così pure in Cina, in India, nell' Islam e nell'arte paleocristiana.
Rosso
È il primo colore dell'arcobaleno che i neonati imparano a riconoscere, il primo a cui tutti i popoli hanno dato un nome. È il colore del movimento e dell'attività. Il rosso è simbolo del cuore e dell'amore, del dinamismo e della vitalità, della passione e della sensualità, dell'autorità e della fierezza. Il rosso rappresenta uno stato fisiologico che provoca energia. Esprime il desiderio in tutte le sue forme: il bisogno di arrivare a dei risultati, al successo, la forza di volontà e tutte le forme di vitalità e di forza.
Giallo
Questo colore è un colore caldo, così come il rosso e l’arancione. Rimanda alla radiosità che risveglia e dà calore. Suscitando una sensazione d'espansione e spingendo al movimento, il giallo corrisponde ad una condizione di libertà e autosviluppo. Il giallo, infatti, è il colore dell'illuminazione e della redenzione. Simbolo del sole e dell’oro e della saggezza, appartiene alla sfera dell'espansione, dell’idealismo ed dell’azione.
Viola
Il violetto è un insieme di rosso e di blu, e benché sia un colore a sé stante, mantiene alcune proprietà degli altri due. Il violetto tenta di unificare la conquista impulsiva del rosso e la dolce sottomissione del blu e rappresenta dunque l'identificazione. Questa identificazione è una sorta di unione mistica, una profonda intimità di sentimenti che punta ad una fusione totale tra il soggetto e l’oggetto, che fa sì che tutto quel che il soggetto pensa e desidera possa divenire una realtà. In un certo senso è l'incantesimo, il sogno realizzato, uno stato magico nel quale i desideri sono soddisfatti.
Bianco
La luce bianca contiene tutti e sette i colori dell'iride. è il colore della purezza, della pulizia, dell'innocenza, della nascita, della precisione. Nell'arte paleocristiana si dipingevano di bianco le vesti dei santi, dei puri di cuore, dei fanciulli. Il bianco, dà molta energia, è rivitalizzante e libera la mente; può avere un diverso significato a seconda che si tratti del bianco nella forma luce ovvero “l’apertura” o del bianco nella forma ombra ovvero l’ingenuità, ma anche aggressività repressa.
Arancione
L'arancione è il risultato della mescolanza dei colori rosso e giallo. Il suo contenuto emotivo è il desiderio. E' la percezione delle emozioni da un punto di vista fisico (esplorazione del mondo attraverso i sensi - percepire e provare piacere). E' legato all'energia fisica e mentale, all'attività, alla creatività. La scelta dell'arancione indica il bisogno di ricerca di esperienze intense, sotto ogni aspetto, da cui trarre e sperimentare nuove sensazioni piacevoli e conoscitive.
Rosa
Questo colore rappresenta la sensibilità, la dolcezza e il calore. Rappresenta inoltre amore e gentilezza. Agisce in maniera spiccata sul sistema nervoso rilassandolo e migliorando la vista. Chiunque scelga questo colore rifiuterà presumibilmente tutto ciò che è arrogante e disarmonico. Il rosa è il colore delle emozioni.
Il linguaggio dei fiori
Non molti sanno che il “linguaggio dei fiori” è nato in Francia. Fu qui, infatti, che nel 1819 una certa Charlotte de Latour pubblicò un libro nel quale elencava il significato dei vari fiori. Il libro divenne un bestseller e ispirò gli scrittori di altri paesi ad approfondire ulteriormente il tema. Inizialmente ci si attenne più o meno al libro di Latour, ma con l’andar del tempo si svilupparono idee nuove e il significato di ogni fiore venne ricodificato. E’ importante notare come la cultura popolare e delle usanze locali influenzarono molto i vari significati. In Inghilterra, per esempio, si tralasciò tutto ciò che avrebbe potuto essere percepito come sconcertante.
Il “linguaggio dei fiori” di Latour è comunque considerato ancora oggi quello originale, ed è quindi il più comunemente usato.
Eccone, qui di seguito, una piccola sintesi.
Anemone: rassegnazione, sfiducia
Aquilegia: amore perfetto
Aster: pensieri reconditi
Bellide (pratolina): innocenza
Bocca di leone: capricciosa
Boccioli di rosa (bianchi): un cuore che non conosce ancora l’amore
Bucaneve: fortuna in amore
Calendola: gelosia, disperazione
Campanula (blu): stabilità
Clematide: raffinatezza
Erica: solitudine
Felce: franchezza, fantasticheria
Fior di loto: eloquenza
Fiordaliso: dolcezza
Fiore della passione: fede
Fiori d’arancio: verginità
Fiori di ciliegio: buona educazione
Fritillaria: potere
Garofano (bianco): talento
Garofano (giallo): fedeltà
Garofano (rosso): amore puro e profondo
Garofano coltivato: bellezza duratura
Garofano selvatico: finezza
Gelsomino: gentilezza
Giacinto: benevolenza
Giglio: maestà
Ginestra: purezza
Girasole: ricchezza
Gladiolo: rispetto
Iris: notizie piacevoli
Lauroceraso: arcobaleno
Lavanda: buona fortuna
Lillà: primi sentimenti d’amore
Luppolo: ingiustizia
Malva: grazia
Margherita: innocenza
Mazzo di fiori: gesto galante
Mimosa: femminilità, forza e vitalità
Mirto: simbolo del matrimonio
Mughetto: ritorno della fortuna
Narciso: vanità
Nontiscordardimé: non dimenticarmi
Ortensia: comprensione
Papavero: consolazione
Peonia: pudore
Petali di rosa: non sono mai invadente
Petunia: sorpresa
Primula: giovinezza
Ranuncolo: sei incantevole
Rosa (arancio): fascino
Rosa (bianca): silenzio
Rosa (blu): fascino misterioso
Rosa (gialla): speranza d’amore
Rosa (rosa): grazia, amicizia
Rosa (rossa, singola): ti amo
Rosa canina: poesia
Rosa centifolia muscosa: amore sensuale
Rosa selvatica: semplicità
Rosmarino: la tua presenza mi dà energia
Sempreverde: dolci ricordi
Speronella: mutevolezza
Tagete: affetto sacro
Timo: attività
Trombone: bramosia
Tuberosa: voluttà
Tulipano: dichiarazione d’amore
Viola del pensiero: ti penso, sei sempre nei miei pensieri
Viola di Pasqua (rosa): sei una dea
Viola di Pasqua: dignità
Violacciocca: splendore
Violetta: modestia
Vischio: supero tutti gli ostacoli
Consigli per la cura di fiori e piante
Due delle domande più frequenti che fanno i clienti quando acquistano o ricevono fiori sono: "Come li devo trattare?" e "Quanto dureranno?" Sia che si tratti di un unico fiore, di un bouquet o di una composizione floreale, piccole attenzioni possono fare una grande differenza. Di seguito riportiamo alcune indicazioni utili per la cura dei vostri fiori con lo scopo di mantenerli freschi il più a lungo possibile.
Bouquet misti e rose
Per far sì che vi godiate questo omaggio più a lungo possibile, è possibile che alcuni fiori si trovino ancora allo stato di bocciolo. Fate attenzione nel rimuovere l’involucro, che viene a volta usato come riserva per l’acqua per mantenere fresco il bouquet durante la consegna.
Con un coltello affilato, eliminate le foglie che si trovano sotto il livello dell’acqua. Le foglie nell’acqua favoriscono la proliferazione batterica. Tagliate le foglie sott’acqua, per far sì che lo stelo assorba acqua invece di aria, e mettete i fiori nella soluzione che avete preparato nel vaso. Tagliate gli steli trasversalmente a circa 3 cm di distanza dall’estremità. Mettete i fiori in acqua abbondante e collocate il vaso in un luogo fresco ed ombreggiato per un’ora o più.
Se non potete immergere subito i fiori in una soluzione nutritiva, teneteli in un posto fresco e riempite d’acqua un vaso pulito e profondo.
Tenete lontani i fiori dalla luce diretta, dal riscaldamento o da correnti d’aria fredda, da ventilatori sul soffitto e non metteteli su televisione o radiatori. (Elettrodomestici come la televisione emettono calore, causando la disidratazione dei fiori).
Aggiungete regolarmente acqua e nutrimento. Potrete acquistare nutrimento supplementare dal vostro fiorista di fiducia Interflora. Se possibile, ritagliate gli steli uno o due centimetri con un coltello affilato.
Se il bocciolo di una rosa tende ad affievolirsi, accorciate lo stelo ed avvolgete la testa nella carta per tenerla diritta. Ritagliate lo stelo e mettetela in abbondante acqua fredda per due ore.
Cura delle Piante - Non è necessario avere il pollice verde: le piante verdi e quelle fiorite non sono solo un elegante complemento d’arredo ma fanno anche bene alla salute. Come risulta da diversi studi compiuti dalla NASA, le piante comuni sono potenti purificanti naturali dell’aria, un motivo in più per mantenere sane le piante prestando la massima cura ed attenzione.
Quasi tutte le piante amano la luce ed una temperatura equilibrata. Evitate correnti, fumo e freddo. Le piante con foglie richiedono poca acqua in inverno. Le piante con fiori necessitano generalmente di più acqua. Ogni pianta ha le proprie esigenze specifiche ed a tutte si dovrebbe somministrare la quantità giusta di fertilizzanti. Il vostro fiorista Interflora vi fornirà le istruzioni necessarie e sarà lieto di rispondere a qualsiasi domanda desiderate sottoporre. (es. sapevi che le azalee ed idrangee si devono innaffiare quotidianamente e le piante di St. Paulia e ciclamino devono essere innaffiate dal fondo e non dalla cima?)
Indicazioni utili per la maggior parte delle piante verdi d’appartamento:
Tenete le piante esposte a luce media. La luce naturale è ottima, ma alcune piante possono vivere bene anche esposte alla luce fluorescente dell’ufficio. Quasi tutte le piante fiorite in vaso dovrebbero essere collocate in zone molto illuminate, per mantenere inalterato il colore dei fiori e far sì che si aprano tutti. Le piante in foglia saranno rigogliose se la luce non sarà troppo intensa e dovranno essere collocate in posizioni con luce ridotta.
Le piante devono sempre essere tenute umide e non si dovrebbero fare consentire loro di seccarsi o appassire. Tuttavia, evitate di innaffiarle troppo o creare ristagni d’acqua. Evitate di bagnare le foglie.
Evitate l’eccesso di calore o di freddo al fine di preservarne garantire il massimo rendimento e la massima durata.
A tavola con i fiori
Trifoglio, glicine, acacia, primula, salvia, acetosella, sambuco ... Chi, da bambino, non ha assaggiato questi fiori, succhiato le corolle zuccherine, alla scoperta dei loro sapori? Aromi e gusti dell'infanzia che, improvvisamente, risentiamo nella bocca e fatichiamo a riconoscere. Mangiare i fiori; sembra quasi un desiderio di possederne la bellezza, di inebriarsi dei loro profumi. Aromi che, da sempre, si è cercato di conservare nella preparazione di estratti e tisane, sciroppi e rosoli, ratafià, liquori, marmellate, gelatine per poterli gustare anche quando non sono più disponibili. Le ricette con i fiori sono semplici, spesso conservate fra i fogli ingialliti delle tradizioni di famiglia; petali di rosa, papavero, garofano, fiori di viola, gelsomino, arancio, camomilla, sambuco, acacia, un tesoro di effluvi, imprigionati sotto vetro, che si trasformano in ratafià di fiori d'arancio e ai petali di rosa rossa, rosolio all'essenza di garofano, sciroppi di violette.
L'uso dei fiori, nei cibi e nelle bevande è antico: greci e romani aromatizzavano il vino con essenze di fiori di rosa e gelsomino; anche l'aceto può essere aromatizzato con fiori di sambuco, malva, angelica e melissa. Chi va a Londra ritorni con una bottiglia di aceto aromatico di Fortnum & Mason, raffinatissimo punto di vendita di tè profumati con i fiori. Anche in Cina si profumano i tè con i fiori essiccati di Camelia e questa tradizione è di antichissima data. I capolini di Artemisia genipi, A. glacialis e A. laxa, sono indispensabili nella preparazione del «genepì»; queste piante crescono in luoghi rupestri e sulle morene alpine e sono così ricercate che è stato necessario proteggerle. Dai fiori di Hibiscus sabdariffa si ottiene il carcadè; i calici, dal sapore acidulo, ricchi di acido citrico, sono usati anche per la preparazione di marmellate e budini. Infusi di Assenzio (Artemisia absinthium), nel vino bianco, stimolando le funzioni digestive e l'appetito, costituiscono un ottimo aperitivo. L'infuso di Assenzio, blandamente alcoolico, è facilmente deteriorabile; è bene, quindi, prepararlo spesso. Una buona scorta di capolini essiccati mantiene a lungo il profumo ed offre il vantaggio di allontanare gli insetti. Con l'Assenzio non si deve però esagerare poiché il suo abuso, come avveniva in Francia nel secolo scorso, può provocare gravi alterazioni al sistema nervoso. Sciroppi di fiori di viola mammola, gelsomino, papavero e arancio oltre ad essere dissetanti bevande se allungati con acqua, conferiscono un gusto particolare a torte, budini e gelati.
Con i petali di rose rosse (Rosa hybrida) e con viole, gelsomini, fiori di acacia e di rosmarino si possono confezionare delle squisite marmellate. Il miele, come lo zucchero e l'alcool, conserva, bene il profumo dei fiori. Si fanno macerare in acqua bollente o in alcool, i petali o i fiori interi ed il filtrato è aggiunto al miele. Si può provare con quanti fiori si vuole facendo, naturalmente, attenzione. Alcuni fiori, come molte erbe, sono tossici; il mughetto (Convallaria majalis), ad esempio, può dar luogo a serie intossicazioni. Più complessa e delicata è la preparazione delle romantiche violette candite o delle praline di fiori d'arancio, per le quali è necessaria una buona dose di perizia (e pazienza). Non bisogna farsi ingannare dalle stucchevoli violette che guarniscono i vassoi di marron glacé, nelle vetrine dei pasticceri, perché esse sono di zucchero colorato. Hanno solo l'aspetto delle squisite violette candite, non certo il sapore né l'aroma.
Le frittelle di fiori d'acacia sono molto più semplici e fanno la felicità dei bambini. I fiori, che possono essere sostituiti anche con glicine o crisantemo bianco,vanno delicatamente passati in una pastella zuccherata, fritti in olio bollente e spolverizzati, ancora caldi,di zucchero vanigliato. La vaniglina, visto che siamo in argomento, si ottiene dai frutti di Vanilla planifolia, un'orchidea rampicante delle foreste tropicali. Preferendo al dolce il salato, io ho una particolare predilezione per i fiori di zucca che, fritti in pastella, figurano nei menù di molti ristoranti romani. In Lombardia è viva la tradizione di utilizzare piante e fiori spontanei, in cucina. È di Ludovica, brava cuoca nonostante gli impegni del lavoro e della famiglia, la ricetta di una torta ai fiori di sambuco (burro, uova, latte o vermuth, farina bianca, farina gialla e zucchero) che, oltre ad essere squisita, offre l'opportunità di impegnare i bambini nelle passeggiate in campagna con la raccolta dei fiori.
Nel parlare di fiori in cucina non si possono trascurare quelli che, nell'uso comune, non riconosciamo neanche più come fiori. I chiodi di garofano, ad esempio, sono i fiori non ancora schiusi di Eugenia caryophyllata, un «alberetto» originario delle Molucche e delle Filippine. I capperi che, sotto aceto o sotto sale, entrano in tanti piatti della nostra cucina, sono le gemme fiorali di Capparis spinosa, una pianta rupestre molto diffusa nell' Italia mediterranea. I boccioli di Nasturzio (Tropaeolum majus), anch'essi sotto aceto e sotto sale, sono succedanei dei capperi. Non tutti i fiori sono romantici, né emanano delicati profumi: è il caso, ad esempio, del Cavolfiore e del Broccolo, due delle numerose varietà di Brassica oleacea, che sono infiorescenze allo stato giovanile. Questa massa carnosa di boccioli fiorali serrati, se lasciata sviluppare, si allunga e dischiude piccoli fiori gialli in racemi. I capolini fiorali del carciofo (Cynara scolymus), come anche quelli del Carciofo selvatico (C. cardunculus), del Cardo Mariano (Silybum marianum), di Cailina acaulis e C. acanthifolia trovano ampia utilizzazione in cucina, in innumerevoli gustose ricette.
La più inconsueta è, forse, quella che Pierre Lieutaghi nel suo «Libro delle Erbe» prende in prestito da Olivier de Serres: i carciofi canditi nello zucchero. Numerosissimi sono poi gli impieghi dei fiori per preparare insalate, zuppe, stufati (calendula, garofano, nasturzio e così via). Altri sono ingredienti fondamentali in cucina come, ad esempio, lo zafferano, ricavato dai larghi stimmi sfrangiati, di color rosso vivo, di Crocus sativus. Questa pianta è stata coltivata fin dai tempi più antichi, soprattutto in Abruzzo; oggi, date le cure laboriose che richiede la produzione dello zafferano, questa coltivazione è un poco abbandonata. Di interesse industriale sono le infiorescenze femminili del luppolo (Humulus lupulus), ricche di ghiandole che producono una sostanza amara, resinosa e fortemente odorosa, la luppolina, utilizzata nella produzione della birra, per conferirle il caratteristico gusto amarognolo.
I fiori da sperimentare sono tanti, provare a scoprirne di nuovi può essere divertente e dar luogo a sorprese. Sarebbe, inoltre, segno di un più giusto rapporto con la natura tornare da una passeggiata, piuttosto che con patetici fasci di fiori, raccolti senza motivo e destinati ad appassire rapidamente, con pochi fiori scelti con cura e nel rispetto delle norme di protezione, per utilizzarli in nuove ed insolite ricette. Un mazzetto di fiori, ad esempio, può sostituire il solito prezzemolo nell'acqua di cottura o del pesce o dei crostacei, per un'insalata di mare un poco diversa. Petali di garofano, margherita, rosa e nasturzio possono accompagnare, con successo, insalate fantasiose; i candidi fiori stellati di Allium ursinum (si vedano le successive ricette) danno sapore e profumo a suggestivi cocktail di scampi. Inventiamo ricette con i fiori. Essi possono valorizzare i piatti più semplici, non solo con il sapore ed il profumo, ma anche con la loro bellezza. Anche a tavola l'occhio vuole la sua parte.
Ecco alcune ricette con i fiori, che si realizzano senza difficoltà (ingredienti per 6 persone):
ANTIPASTI
Antipasto di mare ai fiori d'aglio selvatico
Cozze 1 Kg
Gamberi 1/2 Kg
Carota, sedano, prezzemolo, fiori di aglio (Allium ursinum),sale, pepe, farina.
PREPARAZIONE - Sgusciare i gamberi, tenendo da
parte le codine; mettere il resto a cuocere con carota,
sedano, poco sale, pepe, prezzemolo, una manciata di
fiori di aglio, due tazze di acqua e mezzo bicchiere di
vino bianco secco. Cuocere per mezz'ora, poi filtrare e
usare il liquido per far aprire le cozze. Cuocere per qualche
minuto, togliere le cozze e filtrare di nuovo. Rosolare
le code di gambero, leggermente salate, in poco olio,
spruzzare di vino bianco, aggiungere il liquido di
cottura, un cucchiaio di farina, poi le cozze. Cuocere il
tutto a fuoco lento, mescolando delicatamente per qualche
minuto. Servire il piatto guarnito con fiori bianchi
di aglio.
Fagioli all'acetosella
Fagioli bianchi di Spagna 300 g
Wurstel n. 2
Prosciutto cotto, 1 fetta da 60-70 g
Groviera 100 g
Cetriolo, foglie, fiori di acetosella (Oxalis acetosella),
olio, sale, pepe, succo di limone.
PREPARAZIONE - Tagliare a dadini o listarelle
wurstel, prosciutto, groviera, cetriolo. Porre tutto in una
ciotola insieme ai fagioli e alle foglie di acetosella, tritate
finemente. Condire con olio, sale, pepe appena macinato
e succo di limone. Prima di portare in tavola,
guarnire con i fiori di acetosella.
PRIMI PIATTI
Risotto al cardo mariano
Riso 600 g
Prosciutto cotto 100 g
Burro, vino bianco, brodo di carne, parmigiano grattugiato,
cardi (Silybum marianum).
PREPARAZIONE - Pulire i cardi, eliminando tutte
le parti dure e tagliarli in fettine. Mettere il prosciutto
cotto in listarelle a rosolare nel burro con i cardi. Aggiungere
il riso e bagnare con vino bianco. Cuocere il
riso aggiungendo il brodo caldo. Mantecare con burro
e parmigiano, evitando che il risotto si asciughi troppo.
Tagliatelle al garofano
Pasta d'uovo 600 g
Prosciutto cotto 100 g
Uova. n. 3
Burro, parmigiano grattugiato, latte, garofani.
PREPARAZIONE - Tagliare in listarelle il prosciutto
cotto, far rosolare in 50 g di burro e due cucchiai di
petali di garofano. Sbattere le uova con parmigiano grattugiato
e un poco di latte. Cuocere le tagliatelle, scolare
poco, condirle con prosciutto rosolato, mescolare e aggiungere
le uova rapidamente per evitare che si rapprendano.
Servire dopo aver guarnito con petali di garofano.
PESCI, PIATTI DI MEZZO,VERDURE
Trota alla calendula
Trote
Cipolla, erbe aromatiche, aglio, pepe in grani, sale
grosso, chiodi di garofano, carote, sedani.
Aceto alla calendula n. 1 bicchiere. (l'aceto si prepara
così: introdurre 100 g di fiori di Calendula officinalis
essiccati in un litro di aceto di vino bianco. Chiudere
ermeticamente e mettere al sole per 10 giorni. Riporre
al buio e usare non prima di 30 giorni).
Per guarnire capperi e fiori di calendula.
PREPARAZIONE - Porre tutti gli ingredienti, tranne
la trota, in acqua in quantità variabile a seconda della
grandezza dei pesci. Far bollire lentamente per oltre
un'ora prima di cuocervi le trote. Una volta cotte disponete
sul piatto di portata e guarnite con fiori freschi. Fate consumare
il liquido di cottura, quindi, filtrate e fate ispessire con un po'
di farina, in modo da ottenere una salsa cui aggiungerete un po'
di capperi tritati e che servirete a parte.
Insalata multiflora
Insalate varie: indivia, crescione, radicchio rosso, scarola,
lattuga, ravanelli, peperone, carote, fiori di Oxalis
acetosella, petali di Nasturzio (Tropaeolum majus),
Impatiens balsamina, Crisantemo bianco, Acacia.
Olio, sale, aceto di calendula.
PREPARAZIONE - Preparate un misto con quanti
più tipi di insalata preferite. Aggiungete anellini di cipolla
se vi piace, la scarola tagliata finemente, un peperone
tagliato sottilissimo, carote grattugiate (bagnate
con succo di limone perché non anneriscano) e poi i
fiori. Prima di servire, condite con olio sale e aceto di
calendula.
DOLCI
Torta di rose
Farina 300 g
Zucchero 150 g
2 uova, 1/4 di panna, 2 cucchiaini di lievito in polvere,
1 cucchiaio di estratto di vaniglia, sale.
Colla di pesce, 200 g di petali di rosa, zucchero 200 g,
succo di mezzo limone.
PREPARAZIONE – Setacciate la farina con un pizzico
di sale e lievito. Montate le uova, unitevi adagio
lo zucchero e la vaniglia, poi poco alla volta, la farina
e la panna alternativamente. Imburrate una tortiera e
versatevi il composto. Fate cuocere per circa 45 minuti,
a forno moderato. Per la gelatina fate ammollare la
colla di pesce in acqua. Mettete i petali di rosa a macerare
in acqua bollente, in un recipiente non metallico
( I dl d'acqua), per mezzora. Filtrate. Unite all'infuso
lo zucchero e il succo di limone e fate bollire per una
decina di minuti. Togliete dal fuoco e unite la colla di
pesce scolata e strizzata, mescolando bene. Lasciar raffreddare
la gelatina a temperatura ambiente. Sfornate la torta e
ricopritela con la gelatina di rose finemente tritata.
Anatomia e morfologia del fiore
Una delle strutture più interessanti e variabili nella forma che i vegetali abbiano mai realizzato per facilitare e assicurarsi il processo della fecondazione è senza alcun dubbio costituita dal fiore; esso è caratteristico solamente delle piante considerate più evolute e cioè delle Gimnosperme e delle Angiosperme, anche solo in queste ultime si presenta di solito con gli aspetti esteriori che lo rendono noto a tutti.
Ed è a questo tipo che sarà rivolta la nostra attenzione. Poiché nelle piante superiori ogni parte può essere ricondotta a tre elementi fondamentali e cioè radice, fusto e foglia, ne consegue che anche nel fiore si ritrovano, più o meno modificate, alcune di queste porzioni; il fiore infatti può essere definito come l'estremità di un rametto, quindi di un fusto, che non subisce ulteriore allungamento e su cui sono inserite una serie di foglie variamente e spesso profondamente modificate; a queste foglie sono affidati compiti diversificati. I nodi su cui queste foglie trasformate prendono inserzione sono generalmente molto ravvicinati dal momento che gli internodi sono brevissimi; questa porzione apicale, normalmente slargata, prende il nome di ricettacolo.
Le foglie che il ricettacolo sostiene sono distinguibili in due tipi: foglie fertili (stami e pistilli) e foglie sterili (calici e corolla). Si fa notare che solo la presenza delle foglie fertili risulta indispensabile per il funzionamento del fiore, mentre quelle sterili possono anche mancare del tutto (fiori nudi). Va inoltre aggiunto che non tutti gli studiosi ritengono che stami, pistilli, calice e corolla siano di origine fogliare, ma ve ne sono alcuni che propendono per l'origine di queste parti da altrettanti rametti modificati. La posizione delle foglie sterili e fertili sul ricettacolo segue un ordine che si ripete in tutti i fiori: dal basso verso l'alto si trovano prima il calice, poi la corolla, quindi gli stami e infine i pistilli. Ora, poiché tutti questi pezzi sono molto ravvicinati, nell'esaminare un fiore la direzione basso verso l'alto corrisponde a quella esterno verso l'interno.
In natura si rinvengono fiori di diversissime dimensioni: i più piccoli misurano da meno di uno a pochi millimetri, mentre i più grandi raggiungono il metro di diametro. In relazione al numero degli elementi che compongono il calice o la corolla i fiori più comuni sono quelli che ne possiedono quattro o cinque e che sono largamente diffusi nelle Dicotiledoni, mentre le Monocotiledoni ne presentano tre. Non sono infrequenti tuttavia eccezioni con riduzione di tali numeri o forte aumento, specialmente nelle specie e varietà selezionate per ornamento (rose, garofani, etc.). Anche gli stami possono variare: da uno a moltissimi, così pure i pistilli. Gran parte dei fiori presenta contemporaneamente stami e pistilli e sono detti ermafroditi, unisessuali se mancano o degli uni o degli altri infine sterili quelli che ne difettano totalmente.
Il calice, a cui è affidata la funzione di protezione delle parti più interne, il più delle volte è colorato di verde; la forma dei singoli elementi che lo compongono (sepali) è quella che più da vicino ricorda l'origine fogliare. Non mancano tuttavia eccezioni in cui i fiori possiedono calici vivacemente colorati (Fucsia) che contribuiscono alla funzione che normalmente ha la corolla. La sua durata è variabile: può cadere prima della fioritura o dopo, conservarsi a lungo o addirittura accrescersi dopo la fecondazione (melanzana) e colorarsi in modo vistoso (alchechengi).
I sepali, che possono essere o non saldati assieme, formano strutture regolari o irregolari a seconda se attraverso essi si possono condurre più piani di simmetria o uno solo. La corolla, a cui è affidata spesso la funzione di richiamo per gli animali pronubi e di protezione degli organi più interni, è costituita da elementi (petali) che presentano normalmente vivaci colorazioni. Se al contrario i colori sono poco appariscenti e l'aspetto è insignificante, altri sono gli agenti che le piante sfruttano ai fini dell'impollinazione, come il vento o l'acqua. I petali, come i sepali, possono essere liberi o saldati fra loro, per l'intero tratto o solamente alla base.
Anche le corolle possono essere regolari o irregolari. Sono i petali che assumono le forme più fantasiose, che si colorano delle sfumature più varie, dove lucentezza, pelosità, striature, maculature, papille e frange si presentano con un'incredibile ed inesauribile molteplicità di aspetti. Il richiamo visivo può essere coadiuvato e potenziato dal richiamo olfattivo, allora i fiori sono provvisti di zone specializzate per l'elaborazione di sostanze profumate o maleodoranti in relazione all'animale che si vuol richiamare.
L'interesse viene inoltre sollecitato dalla produzione di sostanze zuccherine (nettare) da pane di particolari strutture (nettari); la posizione di queste risulta strategica ai fini dell'impollinazione in quanto è inevitabile che nella ricerca del nettare l'animale s' imbratti di polline che facilmente verrà poi a contatto di un altro fiore. Calice e corolla in quasi tutte le Monocotiledoni non sono facilmente distinguibili in quanto i pezzi che li compongono hanno lo stesso aspetto; si parla allora di tepali (tulipano, giglio, cipolla, etc.).
Gli stami, che nel loro insieme prendono il nome di androceo, hanno la funzione di produrre il polline. Essi constano di un filamento che sorregge una pozione apicale detta antera, all'interno della si formano e maturano i granuli pollinici. Anche in questo caso forma e dimensioni presentano una numerosa casistica: da minuscoli fino a parecchi centimetri, isolati o riuniti in fascetti, nascosti dalla corolla o assai sporgenti, colorati talvolta tanto vivacemente da assumere essi stessi la funzione di richiamo (mimosa). In alcune famiglie i filamenti possono essere concresciuti e lasciare libere le antere, così come al contrario in altre sono concresciute le antere e liberi i filamenti.
Ovviamente la variabilità così spinta deve essere messa in relazione, alla stessa stregua delle altre parti fiorali, con la pressione evolutiva che le piante hanno subito. L'antera presenta quattro logge che corrispondono a cavità dove vengono prodotti e maturano i granuli pollinici.
Questi, a maturità, possono abbandonare l'antera per apertura di questa e, oltre a particolari ed elegantissime ornamentazioni presenti in superficie, sono caratterizzati all'interno da uno, due o tre nuclei che posseggono la metà esatta del numero cromosomico delle cellule vegetative della pianta.
Questo fatto è importantissimo, come si vedrà, nel processo di fecondazione. Sempre in rapporto agli agenti del trasporto il polline si può presentare pulverulento, coerente o più raramente riunito in masserelle compatte. I pistilli nel loro insieme costituiscono il gineceo. Essi derivano da foglie specializzate (carpelli) che si sono ripiegate e saldate ai margini. I carpelli possono variare nelle dimensioni e numericamente nelle diverse specie (da uno a molti), essere liberi o saldati assieme.
Il pistillo presenta alla base una porzione ingrossata e cava (ovario) che ospita una o numerose formazioni, più o meno globose, dette ovuli; in alto si prolunga in una parte più ristretta (stilo) che a sua volta termina con una espansione (stimma) atta a captare e trattenere il polline mediante papille e liquido vischioso. Anche nell'ovulo avviene un fatto importante e precisamente vengono prodotte alcune cellule con il numero cromosomico esattamente dimezzato rispetto a quelle vegetative della pianta. Una di queste prende il nome di oosfera o ovocellula e corrisponde al gamete femminile.
A questo punto e cioè quando sono maturi i granuli pollinici e l'ovocellula è possibile che si realizzi l'impollinazione, fatto che consiste nel trasporto del polline dalle antere sino sullo stimma del pistillo, ovviamente della stessa specie. In caso contrario non si otterrà alcun risultato fatta eccezione dei casi di ibridazione.
Il trasporto del polline è affidato ad agenti quali il vento, l'acqua e gli animali pronubi. Fra questi i più comuni sono gli insetti, ma non sono rari i casi di trasporto mediante uccelli, pipistrelli o addirittura molluschi.
Una serie di dispositivi poi è sovente escogitata per impedire l'autoimpollinazione. Il granulo pollinico caduto sullo stimma adatto germina producendo una sottile protuberanza (tubetto) che, penetrando nello stimma, si allunga nello spessore dello stilo per raggiungere gli ovuli. In precedenza si era detto che ogni granulo conteneva da uno a tre nuclei a seconda dei gruppi di piante; ora, all'inizio della sua germinazione o al momento del suo traguardo nell'ovulo, i nuclei diventano in ogni caso tre così suddivisi:un nucleo del tubetto e due nuclei spermatici che sono da considerare gameti maschili. Il processo fecondativo si realizza quando uno dei due gameti maschili si unisce con il nucleo dell'ovocellula.
Il prodotto di questa unione evolverà in un embrione il cui destino è di divenire un nuovo individuo di quella determinata specie. Il numero cromosomico di tale specie verrà ripristinato in quanto è avvenuta la somma dei due corredi cromosomici dimezzati, appartenenti ai gameti. Ma c'è i più: il secondo gamete maschile si unisce con altri due nuclei dell'apparato riproduttivo femminile per originare un tessuto di riserva.
I successivi stadi portano a processi di accrescimento dell'ovulo fecondato che diviene seme e parimenti dell'ovario che diviene frutto. Nelle piante si assiste alla tendenza a riunire più fiori per formare infiorescenze a volte assai complesse; basti pensare che parecchie palme possiedono infiorescenze formate da migliaia di piccoli fiori. Interessante è poi il fenomeno per il quale alcune infiorescenze sono congegnate in modo tale da simulare un fiore unico come le comuni margherite. La descrizione di alcuni fiori fra i più comuni forse può essere utile per una più chiara comprensione. Papavero dei campi - Il calice è formato da due sepali separati, a forma di barchetta, che si staccano poco prima della fioritura. La corolla consta di quattro petali liberi, colorati di rosso-minio con macchia scura alla base.
Anche gli stami sono scuri e numerosi. Il pistillo, piuttosto evidente al centro, ha forma di bicchiere a calice con coperchio; questo non è altro che lo stimma provvisto di numerosi raggi. Lo stilo in questo caso è assente. La sezione trasversale del pistillo mostra che alla sua formazione hanno partecipato numerosi carpelli saldati assieme. Rosa canina – Il ricettacolo ha forma di coppa un po’ ristretta all'apice e sul margine della quale si inseriscono gli elementi fiorali.
I sepali sono cinque a forma di stretto triangolo, saldati alla base e con la coppa. Pure i petali sono cinque (talvolta quattro, molti nelle rose coltivate), liberi fra di loro, colorati di rosa o di bianco.
Gli stami sono numerosissimi, così come i carpelli che risultano separati fra di loro e completamente nascosti nella coppa ricettacolare. Fagiolo - I sepali sono cinque, saldati assieme a , formare un calice campanulato e irregolare. Anche la corolla è fortemente irregolare; essa è formata da cinque petali bianchi, fra i quali se ne distinguono uno grande e diritto detto vessillo, due laterali uguali e più o meno orizzontali, detti ali e infine altri due parzialmente saldati a formare la cosiddetta carena, nella . quale sono contenuti stami e pistillo.
Gli stami sono dieci, nove riuniti in un fascetto e l'ultimo libero. Il pistillo è piuttosto piccolo, stretto e allungato; alla sua formazione partecipa un solo carpello. Tulipano - Calice e corolla sono formati ognuno da tre petali identici o quasi per forma e per colore. Gli stami sono sei con filamento un po' dilatato alla base. Il pistillo, evidente anche in questo caso, è allungato, a sezione triangolare, privo di stilo e con stimma a tre lobi. Alla sua formazione partecipano tre carpelli saldati assieme.
Il significato dei fiori
Un tempo i fiori, oltre ai messaggi d'amore, portavano quelli di speranza, di desiderio, di addio.
La vita attuale è meno ricca di simboli, i rapporti tra le persone sono, almeno apparentemente diretti, per cui il ruolo che i fiori svolgono è ora assai diverso da quello passato, anche se non si è certo esaurito.
Verso il X secolo, quando le dame delle corti d'Oriente attendevano, rinchiuse negli harem, le volontà dei sultani, mentre le signore d'occidente languivano in castelli e conventi, sognando matrimoni liberatori, da questi luoghi segregati non uscivano soltanto sospiri, ma anche fiori, con significati precisi, destinati a qualcuno che sapeva comprenderli. Vigeva, praticamente, tramite i fiori un codice segreto, continuamente arricchitosi nel corso dei secoli e divenuto proprio un mezzo di comunicazione con il mondo esterno. Quanto ai nomi dei fiori, la loro origine risale in alcuni casi a tempi lontanissimi in altri, ovviamente, più recenti; in particolare ciò riguarda le specie la cui scoperta è stata subordinata a quella del continente in cui esse si trovano, per esempio l'America.
Il maggior contingente di nomi è di derivazione greco - latina; sono importanti anche le influenze germano-celtiche, asiatiche (turco, sanscrito, cinese), più recentemente americane, raramente australiane ed africane. Il nome di un fiore, o di una pianta, dipende esclusivamente da chi l'ha scoperto. La nomenclatura scientifica ha archiviato nomi di vegetali dedicati a personaggi mitologici (Centaurea, Dyanthus), a famosi naturalisti (Linnaea, Matthiola), ma anche al maestro (Fuchsia, Zinnia) dello scopritore, oppure al colore dei fiori (Viola), all'uso che se ne può fare (Borrago officinalis), all'epoca in cui fioriscono (Colchicum autumnale).
I casi sono così numerosi che non è possibile elencarli tutti.
Nelle pagine che seguono è possibile trovare una sessantina di nomi di piante con qualche notizia sul nome, sul significato, sul messaggio che racchiudono, con particolare riguardo per il fiore. Non sono riportati fiori notissimi, come le rose e le margherite, dato l'enorme numero di significati assunti da questi fiori. Essi, infatti, a seconda che siano isolati o in mazzi, tutti di un tipo o mescolati con altri fiori, di uno o più colori, a fiori semplici o a fiori doppi, possono assumere un significato oppure un altro. Nel caso delle margherite, l'esclusione è dipesa anche dal fatto che, sotto questo nome, è compreso un gran numero di piante, diverse l'una dall'altra (Bellis, Aster, Anthemis, Crysanthemum) ognuna delle quali ha un proprio significato.
Aconitum lycoctonum
Nome composto, derivato dalle parole greche lukos = lupo e kteino = uccidere.
Nel linguaggio dei fiori sta a significare la simulazione.
Ageratum houstonianum
Dal greco ageratos, che vuol dire “che non invecchia”. E' una pianta messicana dai fiori blu - lilla. Porta il nome che presso i greci si applicava all'immortalità. Se inviata, stava a rappresentare una dichiarazione di eterno amore.
Amaryllis belladonna
Deve il suo nome alla pastorella celebrata da Virgilio, la bella Amarillide. I suoi fiori rappresentavano la fierezza oltre che la dignità e l'orgoglio.
Anemone Coronaria
Dal greco anemos = vento, in riferimento ai luoghi ventosi nei quali cresce.
Anemone era una Ninfa della corte di Flora, la cui bellezza offuscava tutte le altre. Zefiro e Boreo (o Borea? Da cui Bora) erano due venti, innamorati di lei. Flora, invidiosa del suo successo, la tramutò in questa pianta che fiorisce prima della primavera. Abbandonata da Zefiro, la povera Anemone, sottoposta alle rudi carezze di Boreo, appassì e i suoi petali furono dispersi dal vento. Il fiore di questa pianta è il simbolo dell'abbandono.
A. hepatica
Il suo nome deriva dalle foglie trilobate, sfumate di bruno, che somigliano al fegato umano. Per tale motivo è stata impiegata quale rimedio contro il mal di fegato. Il suo significato è di fiducia mal riposta poiché è inefficace per curare il mal di fegato.
A. nemomsa
Etimologia latina, significa boscosa, ombrosa. Il nome volgare di questa pianta è, infatti, Anemone dei boschi, o Silvia. Simboleggia la malattia in quanto, mescolata al foraggio,può causare la morte del bestiame.
Aquilegia vulgaris
Dal latino aquilegus = che raccoglie acqua, con riferimento alla conformazione ad urna dei suoi fiori, tanto strani da giustificarne il significato di stravaganza. Secondo altre fonti simboleggia l'amor nascosto.
Arnica montana
Il nome è la probabile alterazione di ptarmica, parola greca che vuol dire «che fa starnutire». Significa pericolo; è usata come rimedio contro le conseguenze delle cadute in montagna. L'Arnica si distilla abusivamente (grappa d'Amica) in tutto l'arco alpino; tale illegalità è ampiamente riscattata dalla sua effettiva efficacia.
Artemisia vulgaris
Secondo alcuni è dedicata ad Artemide, secondo altri prenderebbe il nome da Artemisia, sposa di Mausolo, re della Caria, cui ella eresse una tomba di bellezza tale da essere considerata una delle 7 meraviglie del mondo. Questa è anche l'origine del termine Mausoleo. Il suo fiore è il simbolo della fedeltà coniugale.
Asphodelus albus
Nome di origine incerta, probabilmente preindeuropea, già usato in Grecia per indicare questa pianta. Omero immagina che i suoi fiori, che ornavano sepolcri, riscoprissero il prato dove si aggiravano le anime dei morti (Odissea). Secondo gli antichi greci i defunti si cibavano delle sue radici. Donare i fiori di Asfodelo esprime rimpianto.
Begonia
Il genere Begonia è dedicato a Michel Bégon, governatore francese di San Domingo, nel XVII Sec. Questa pianta è diffusa nelle regioni montagnose del Messico e del Brasile.
Chi regala una Begonia, anche un ibrido coltivato, vuol dimostrare un amore tranquillo.
Borrago officinalis
Nome di origine araba, che vuol dire «sudorifero», per le proprietà di questa pianta.
È il simbolo dei cambiamenti, perché il fiore, dapprima color porpora, diventa poi azzurro.
Calendula officinalis
Significa pena, essendo questo fiore nato dal dolore di Venere,come è ricordato nella celebre quartina:
Veuve de son amant quando jadis
Cythérée
Mela ses pleurs au sang de son
cher Adonis,
Du sang naquit, dit-on, l'anémone
pourprée,
Des pleurs naquirent les soucis.
Calluna vulgaris
Etimologia incerta. È un'ericacea diffusa nelle brughiere desolate, il nome volgare è Brugo. E' il simbolo della solitudine.
Carlina acaulis
Secondo la leggenda prende il nome da Carlo Magno che avrebbe usato le radici per curare i suoi soldati malati di peste. Anche questa pianta esprime solitudine, forse per l'aspetto scostante delle sue spine. La chiusura dei capolini annuncia l'imminenza di un temporale.
Centaurea cyanus
Deve il suo nome al colore azzurro (cyanus) del fiore, dedicato al Centauro Chirone, considerato un esperto, in alcuni casi l'inventore della medicina. Il nome volgare, oltre al comune Fiordaliso, è di batti-suocera. Per strano che possa apparire è il simbolo della delicatezza.
Cheirantus cheiri
L'origine greca del nome vuol dire «da tenere in mano», in virtù del suo profumo e della sua bellezza. E' la Violacciocca rupestre. Il messaggio contenuto in questo fiore è di solidarietà nella disgrazia.
Cistus
Il nome del genere è di origine incerta. Secondo alcuni deriva direttamente da kistos, il nome greco di questa pianta. Secondo altri, da kystis, che vuol dire vescica.
I fiori di Cistus incanus, C. monspeliensis, C. salvifolius quindi sia rosa che bianchi, sia grandi che piccoli, sono tutti il simbolo della gelosia a causa dei loro stami che si agitano senza ragione apparente, come fanno le persone gelose.
Colchicum autumnale
Si chiama così per la sua patria d'origine, la Colchide. E' l'ultimo fiore che veste i prati alla fine dell'estate, per questo è il simbolo dell'autunno. In un messaggio, che conclude una storia d'amore, significa: «I bei giorni sono passati».
Convaliaria majalis
Nome composto da due parole, quella greca leirion = giglio e quella latina convallis = valle; quindi, Giglio delle valli. Il nome volgare di Mughetto dipende dal suo odore di Noce moscata. Il suo significato è il ritorno della felicità.
Crocus sativus
Dal greco filamento, in allusione ai lunghi stimmi o alle fibre che circondano il bulbo.
Secondo un'altra interpretazione il nome latino, dato da Teofrasto, starebbe a ricordare il giovane Croco disperato nel vedere l'appassionata Smilax deperire d'amore per lui. Per alleviargli questa sofferenza, fu trasformato dagli dei in fiore. Questa leggenda è riportata da Ovidio e Orazio. Il significato di questo fiore è: «Non esagerare!».
Cyclamen europaeum
Il nome generico deriva dal greco kyklos = giro, poiché il penducolo fiorale è rivolto verso il suolo. Il ciclamino è simbolo dell'amore carnale.
Dahlia variabilis
Questo fiore porta il nome del botanico svedese Dahl, allievo di Linneo. Il suo significato è riconoscenza. Un mazzo di Dalie racchiude il seguente messaggio: «La mia riconoscenza è pari alle vostre premure».
Dianthus caryophyllus
Letteralmente dal greco, fiore di Zeus (Dios genitivo di Zeus, anthos = fiore). E' il comune garofano, che simboleggia il capriccio. Ovidio, nelle Metamorfosi, racconta che Diana, irritata dalla insistenza dello sguardo di un pastore, gli strappò gli occhi. Calmatasi,non sapendo cosa farne, gettò sul bordo del sentiero quei due occhi che, in fondo, le piacevano; essi divennero due garofani.
Il garofano selvatico, D. carthusianorum, è il simbolo dell'amore filiale. Il garofano variegato rappresenta, invece, un rifiuto alle proposte amorose. Il garofano rosso porpora, rappresenta l'orrore. I condannati a morte, durante la Rivoluzione francese, portavano un garofano di colore dirigendosi alla ghigliottina. Il garofano bianco è il simbolo dell'amicizia; quello rosa, dell'omertà e delle intese con vantaggi reciproci. Il garofano rosso scarlatto simboleggia l'energia, oggi si direbbe il decisionismo.
Digitalis purpurea
Deve il nome ai suoi fiori a forma di ditale. Simboleggia la consolazione.
Euphorbia
Il nome di questo genere di piante, deriva dal greco euphorbion = ben nutrito, in considerazione dell'abbondante latice, irritante per le mucose. Strofinandosi gli occhi, dopo aver toccato una Euforbia, si passa una notte insonne per l'irritazione. Forse, per questo, il messaggio che tali piante contengono è: «Ho perduto il sonno per te».
Euphrasia officinalis
Dal greco ilarità (eu = ben, phren = mente). Pianta erbacea, appartenente alle Scrofulariacee, volgarmente chiamata rompi - occhiali, data la sua virtù di rendere gli occhi così luminosi da mandare in frantumi le lenti. Il suo significato è: «Il tuo sguardo mi ha trafitto».
Ferula communis
Dal latino ferula = verga. Con questa pianta si sferzavano i ragazzi troppo vivaci. Era infatti usata nelle scuole per le punizioni corporali. In senso figurato rappresenta il castigo, la correzione. Il messaggio moralizzante contenuto nell'invio di questa pianta era: «Il tuo comportamento è sconveniente e potrai incorrere in una punizione».
Fucsia magellanica
A questa pianta cespugliosa, dai bellissimi fiori rossi, è stato attribuito il nome del botanico bavarese Fuchs. La pianta in fiore si invia come omaggio alla grazia e alla gentilezza.
Galanthus nivalis
È più noto come bucaneve, per la sua fioritura molto precoce. La denominazione binomiale deriva dal greco gala = latte, anthos = fiore, mentre l'aggettivo latino nivalis sta per bianco come la neve o per coperto di neve. Il messaggio che questo fiore reca è di felice presagio.
Gentiana lutea
Secondo una leggenda il suo nome deriva da quello di Gentius, il re illirico che avrebbe scoperto le proprietà medicinali delle radici di questa pianta, con le quali fin dall'antichità si preparano liquori tonici e stimolanti. Nel linguaggio dei fiori vuol dire: «Sono tutto/a tuo/a».
Gladiolus segetum
Il nome deriva dal latino gladiolum, diminutivo di gladium = spada, per la sua forma allungata; comunemente viene detto Spadacciola. Secondo alcune fonti simboleggerebbe il dolore e avrebbe preso origine dalle lacrime di Apollo «per l'uccisione, da lui malauguratamente arrecata, del prediletto suo Giacinto». Secondo altri, invece, avrebbe il significato di provocazione.
Helianthus annuus
Il nome generico deriva dal greco (helios = sole, anthos = fiore), mentre il nome specifico sta a significare che si tratta di una pianta annuale, a differenza di H. tuberosus (Topinambur) che invece è perenne. Il nome volgare (Girasole) deriva dal caratteristico eliotropismo delle calatidi pendenti, costantemente rivolte in direzione del sole. Originario delle regioni meridionali degli Stati Uniti e del Perù, in questi paesi è spontaneo nelle praterie. Il suo significato : «Amo solo te». Le ragazze Incas lo offrivano come prova d'amore.
Heliotropium europaeum
Il nome proviene dalle parole greche helios = sole, tropos = direzione (o indeur. trepein = rivolgersi), poiché anche questa Borraginacea, reagisce agli stimoli luminosi incurvandosi nella direzione da cui essi provengono. Anche questo fiore significa: «Ti amo».
Hemerocallis flava, H. fulva
Il nome del genere di questa Liliacea è di origine greca. È un nome composto dalle parole hemèra = un solo giorno e kalos = bello poiché i fiori hanno esistenza effimera. Le due specie hanno fiori, rispettivamente, di colore giallo e rosso aranciato. In contrapposizione alla breve vita dei fiori, il loro significato è: «Io persevero».
Hyacinthus orientalis
Suprema risorsa per avere dei fiori in casa anche durante i mesi più freddi, questa Liliacea prende il nome da Giacinto, il grazioso fanciullo amato da Zefiro e Apollo. Un giorno, mentre i tre giocavano a campana, Zefiro geloso di Apollo gettò la piastrella sulla testa di Giacinto che cadde morto. Apollo, per consolarsi, lo tramutò in questo fiore. Ma chi ha veramente ucciso il povero Giacinto? Non era stato proprio Apollo? (vedi Gkzdiolus segetum). Il Giacinto è il simbolo dei divertimenti.
Hydrangea hortensis
Il nome deriva dal greco ydraagogos = che porta acqua, per via della somiglianza delle capsule seminali,con dei piccoli catini. E' notissima con il nome di Ortensia e significa gloria dimenticata.
Iris germanica, I. florentina, I. sibirica e altre il suo nome sta per Iride, in virtù della varietà dei colori dal bianco al violetto intenso. Iride nella mitologia è la messaggera degli dei, particolarmente cara a Giunone, che la tramutò in arcobaleno affinché annunciasse agli uomini, dopo la pioggia, il ritorno del sereno.
Nel linguaggio dei fiori significa: «Buone notizie».
Leontopodium alpinum
La stella alpina prende il suo nome dal greco (leontos genit. Di leon = leone, podos genit. di pous = piede) per la sua forma che ricorda l'impronta del leone. Questa Composita, dalle foglie lanuginose e piccoli capolini circondati da brattee feltrose, è nota anche come Edelweiss, nome di origine germanica (edel = nobile, weiss = bianco). Il suo significato è di purezza divina, forse perché più sale in alto, più il suo color bianco diventa evidente. Pinkerton si domanda: «Come non muore di freddo lassù nel suo piccolo abito di peluria grigia?».
Lium candidum
È il Giglio di Sant'Antonio. Il nome di derivazione celtica (li=bianco) secondo altra fonte deriverebbe dal greco (leirion = giglio). Il Giglio bianco è il simbolo della purezza. I greci ritenevano che tale fiore avesse avuto origine dal latte di Giunone. E' considerato il re dei fiori, come la rosa la regina. Infatti è simbolo di regalità fin dai tempi degli egiziani e dei babilonesi. E' l'emblema dei re di Francia.
La martagon
Il nome deriva dal turco (martagan = specie di turbante) per la forma dei suoi fiori. Il suo nome comune è di Giglio gentile o Martagone. Questo fiore è il simbolo della verginità mistica.
Lonicera caprifolium
Il genere è dedicato a Lonitzer, mentre il nome della specie potrebbe riferirsi o alla predilezione delle capre per questa pianta o al fatto che il fusto volubile si arrampica come una capra. Proprio per questo suo tenace arrotolarsi ad ogni possibile sostegno il Caprifoglio è il simbolo del legame amoroso; è anche denominato,infatti, laccio d'amore.
Luzula nivea
Il suo nome volgare è di erba lucciola poiché deriva dal latino lucere = lucente.
Questa piantina, con infiorescenze a spighetta di colore bianco-argento, brilla nelle faggete. Malgrado il suo semplice aspetto è il simbolo della vita.
Malva silvestris
Il nome greco di questa pianta dai fiori rosa è Malache; potrebbe derivare dalla parola malakos = morbido, molle a causa delle proprietà emollienti delle foglie e dei fiori in decotto, oppure per la morbidezza delle sue foglie. Anche il suo significato è in relazione alla morbidezza; è infatti il simbolo della dolcezza e del buon carattere.
Matricaria chamomilla
Dal latino matrix = utero, perché questa usata come emmenagogo. La denominazione specifica, deriva dal greco chamai = a terra e mélon = pomo, per l'odore dei fiori che ricorda quello di certe mele. È il simbolo della calma e, come messaggio, esprime amicizia.
Matthiola incana
Più nota come violacciocca, questa pianta è dedicata al celebre naturalista e botanico del Rinascimento Pierre Andrea Mattioli (o Matthiolus). È una Crocifera spontanea, anche coltivata per i suoi profumatissimi fiori a grappolo. Il suo significato, nel linguaggio dei fiori, è di bellezza durevole.
Melissa officinalis
Pianta appartenente alla famiglia delle Lamiacee, tribù Satureiee, il cui nome è chiaramente ispirato alla particolare attrazione che il profumo dei suoi fiori esercita sulle api.
Simboleggia la gaiezza.
Myosotis awensis, M. alpestris, M. palustris
A questo nome per la forma delle foglie che ricorda le orecchie dei topi (dal greco mys =topo al genit. mios, otos = genit. di orecchio). I nomi delle specie derivano dagli ambienti in cui esse vivono. È il Non-ti-scordar-di-me, chiamato comunemente così anche in francese (Ne-m'oubliez-pas), in inglese (Forget-me-not) e in tedesco (Vergissmeinnicht).
E' il simbolo del ricordo.
Narcissus poeticus
Il nome è di origine preindoeuropea. Narciso, figlio della Ninfa Liriope (dall'aspetto di Giglio), era cosi preso dalla propria bellezza che gli dei, per unirlo di tanta fatuità, lo condannarono alla contemplazione della sua immagine, rispecchiata dalle acque, fino a morirne. Il narciso è il simbolo dell'autoesaltazione. Riceverlo in dono non è un complimento.
Nelumbo nucifera
Nome di probabile origine senegalese (nelembi). Il nome volgare di questa pianta è di Loto indiano o Loto sacro (il nome indiano è di Nélombo). Il termine «Loto» è motivo di confusione poiché è stato adoperato per un gran numero di piante terrestri o acquatiche, erbacee o arboree. Nella nomenclatura botanica il genere Lotus comprende, attualmente, alcune specie di Leguminose da foraggio. In passato, Plinio ha chiamato Loto il Bagolaro (Celtis australis), Virgilio lo ha adoperato per indicare il Meliloto (Melilotus officinalis), Erodoto per le piante acquatiche del Nilo (Nuphar luteum), Omero infine ha definito Lotofagi alcuni popoli africani mangiatori di un frutto delizioso, poiché dona l'oblio, che, con buona approssimazione, si può identificare con Zizyphus lotus, una sorta di Giuggiolo. Questo fiore significa bellezza senza fine, sempre rinnovata.
Nuphar luteum
Il nome di questa ninfea, dai fiori gialli, deriva dall'arabo ninufar o nilufar che deriva, a sua volta, dal persiano niloufer. Il fiore è il simbolo della freddezza, probabilmente a causa di una leggenda: la Ninfa Nuphar nutriva una passione non corrisposta per Ercole, al punto di morirne. L'eroe, per vanità, la trasformò in questo fiore in modo che il ricordo di tale passione, per lui lusinghiera, vivesse in eterno.
Nymphaea alba
Letteralmente dal latino significa pianta della ninfa. Questa bellissima ninfea bianca, sfumata di rosa, è il simbolo della sposa novella, in greco nymphé.
Oxalis acetosella
Il nome generico Oxalis è la traduzione latina del nome specifico acetosella, per il gusto acidulo della pianta. Lo schiudersi di questo fiore è presagio di tempo buono. Il suo nome comune è, oltre Acetosella, Alleluja. Il suo significato, nel codice floreale, è: «Fine delle preoccupazioni».
Paeonia officinalis, P. corallina
Dal greco paionios = atto a guarire, salutare. Pianta dedicata a Peone, medico degli dei che, secondo Omero, curò Marte colpito dalla lancia di Diomede, e Plutone raggiunto da una freccia di Ercole. Il messaggio affidato a questo fiore è: «Tu mi dai la serenità».
Papaver rhoeas
L'etimologia del nome Papaver è incerta. Quella della specie si riferisce alla parola greca rheo = colare, in riferimento al suo latice. Questo Papavero, che rosseggia nei campi di grano, è tenero e fragile, appassisce appena colto. Il suo significato è di riconoscenza. Presso i greci e i romani il Papavero era dedicato a Morfeo e a Cerere, dea delle messi. E’ il simbolo del sonno.
I petali hanno proprietà tintorie e sono utilizzati per tingere la lana e l'involucro ceroso dei formaggi olandesi. Altre specie, con fiori di colori diversi, hanno altri significati nel linguaggio dei fiori; il Papavero bianco significa sonno del cuore, quello screziato, sorpresa.
Primula acaulis
Il nome deriva dal fatto che questa pianta fiorisce per prima in primavera. Il suo messaggio è: «Non ho mai amato prima di ora».
Quisqualis indica
Secondo alcune fonti, il nome di questa pianta sarebbe uno scherzo di botanici. In alcuni testi è riportato il nome Quisquilis anziché Quisqualis. È una Combretacea, originaria della Malesia dove si chiama Rangoon creeper (rampicante di Rangoon). Il nome «questo e quello» potrebbe riferirsi al colore dei fiori che varia dal bianco, appena schiusi, al rosa e quindi al rosso. È, ovviamente, simbolo di doppiezza e ambiguità.
Ranunculus sceleratus
Il genere prende il nome dal diminutivo di rana, poiché queste piante preferiscono i luoghi umidi. Secondo alcuni la radice ha la forma di una zampa di rana. Nonostante l'aspetto innocuo e dorato può dar luogo ad intossicazioni. Per questo si è meritata il titolo di sceleratus e rappresenta il pericolo celato nella ricchezza.
Reseda lutea
Il nome deriva dal verbo latino resedare = calmare, poiché calma i dolori. Uno dei suoi nomi volgari è Amorino. Nel linguaggio dei fiori dice: «Le tue virtù e qualità sono migliori del tuo aspetto. Sei bella dentro!».
Robinia pseudoacacia
Questa pianta porta il nome di J. Robin che la introdusse in Europa dall'originario Canada. Acacia è la traduzione della parola greca innocenza. Significa, infatti, amore platonico.
Salvia officinalis
Il nome deriva dal latino e sta ad indicare le qualità medicamentose di questa pianta il cui impiego preserva, rende sani ed integri. «Cur moriatur homo cui salvia crescit in horto?» si domandavano gli antichi romani e questa frase dà la dimensione di quanto tale pianta fosse, fin da allora, considerata benefica. E' il simbolo della buona salute.
Sempervivum tectorum
L'etimologia è chiara e si riferisce all'aspetto sempre vitale, in tutte le stagioni, di questo genere di piante rustiche e resistenti anche al gelo. Nel linguaggio dei fiori, il messaggio contenuto nel Sempervivun è: «So contentarmi di poco». Infatti è il simbolo della frugalità.
Tagetes erecta, T. patula
Il nome generico, di origine etrusca, è di incerto significato. quanto alla specie, erecta ricorda la forma della pianta, mentre patula vuol dire che è una pianta comune, volgare. I fiori di Tagetes sono ampiamente coltivati. T. erecta emana un odore forte e sgradevole che le è valso il nome di Fiore di Morto. Le tagetes sono note come Puzzoline e Carognette.
Tropaeolum majus, T. minus
Il nome del genere deriva dal greco ed è la traduzione di trofeo con riferimento alle foglie a forma di scudo, e al fiore che ricorda un elmo. Queste piante, originarie del Perù, si sono poi diffuse nelle zone umide e montuose del Messico e del Cile. Il loro nome comune è di Nasturzi. Anche questi fiori, come i precedenti Tagetes, sono intensamente coltivati. Si dice che lampeggino prima dei temporali d'estate. Forse è per questo motivo che nel linguaggio dei fiori esprimono «Fuoco d'amore».
Tulipa gesneriana
La parola turca tulbent = turbante ha dato il nome generico a queste piante i cui fiori, troppo noti per parlarne, sono i tulipani, simbolo della magnificenza. Per i turchi è segno di grande stima regalare i tulipani.
Verbena officinalis
Herba Veneris, sacra presso i greci e i romani, incoronava la testa e il caduceo, verga alata con cui Mercurio componeva le liti, dei messaggeri in tempo di pace e di guerra.
Vinca maior, V. minor
Il nome deriva dal latino vincire = legare, a causa del tipo di fusto volubile ed avvolgente. Il fiore di Pervinca era il preferito di J.J. Rousseau. Felice ricordo è il messaggio portato da questo fiore.
Viola odorata, V. hirta, V. tricolor
È il colore del fiore che ha dato il nome a queste piante, che non sono però tutte viola. Secondo la leggenda, Venere non riusciva a decidersi ad amare Vulcano che era brutto e sporco. Questi, allora, si adornò di violette e andò da Venere; la bellissima, stregata dal loro profumo, accettò la corte di Vulcano e lo sposò. Il pensiero di Vulcano, adornato di violette, lascia perplessi soprattutto perché questi fiori erano anche il simbolo della verginità e dell'innocenza. Tra l'altro ornavano, nei funerali, la bara delle vergini.
Zinnia elegans
Il nome che è stato dato a questa pianta è in onore del botanico Zinn. La patria di origine di tale Composita, largamente coltivata in tutti i giardini, è il Messico. Oggi sono in commercio numerose varietà. Nel linguaggio dei fiori sta a significare il falso splendore.
Il simbolismo dei fiori
Non esistono luoghi felici incontaminati, isole dei beati e loci amoeni, elisi e paradisi terrestri che non vengano allietati da effluvi d'aromi e da odori inebrianti, che non offrano ai sensi, al naso e agli occhi, insieme alle consolazioni delle voluttà olfattive, il piacere delle presenze cromatiche e dei ricami architettonici floreali. Paradiso e giardino, nell'immaginario dell'uomo d'occidente come di quello d'Oriente, si sono sempre fusi in un'unica immagine, allineati in un'unica dimensione. Le erbe e i fiori hanno tappezzato i sogni e i desideri degli uomini che ne hanno interpretato simbolicamente le loro silenziose, discrete esistenze.
Gramisio è un luogo appartato e solitario – scriveva Bernardo Silvestre nella Cosmografia (XII sec.) - posto a Oriente: esso, avendo ricevuto dalla mitezza del sole, appena creato e ancor fanciullo, un clima mite e molto propizio, verdeggia in bellezza e germoglia in fecondità ... Il suo grembo nascosto favorisce tutto ciò che aiuta a guarire malattie e che favorisce la salute, tutto ciò che suscita sensazioni piacevoli e voluttuose, piante, erbe, profumi, spezie ...Angolo solitario e remoto, non sottoposto da «intensa forza degli elementi», gode di una perpetua primavera, di un perfetto equilibrio di stagioni e di venti.
Area protetta, hortus conclusus cui Physis aggiunse, alla dolcezza inebriante del cinnamomo, alla soavità del balsamo, del nardo della mirra, dell’ odorato acanto, ai ‹dolci succhi e i più soavi odori› (Tasso), la bellezza del colorato manto dei fiori.
Il giardino, il “più puro degli umani piaceri” (Francesco Bacone), la prima creazione dell'Onnipotente, rivive negli strati fondi della memoria come frammento d'un Eden perduto, sogno di verdi spazi incorrotti, di ordinate geometrie floreali che allontanino l'immagine paurosa dell' ingens salva, della grande foresta primitiva, luogo del caos vegetale, della nascita incontrollata dalla materia primordiale, dal fango riproduttore.
Nello spazio chiuso e segmentato dove, se si vuole, I'hortensis ornatus può emulare, “rotunda imagine”, «mundi ornatissimam rotunditatem» (come suggeriva nel De florum cultura, il gesuita senese Giovan Battista Ferrari), dove la natura è tenuta sotto controllo; in questo ordine geometrico, in questa spazialità dominata da Euclide dove la molteplicità e la varietà vengono razionalmente programmate e disciplinate dal disegno e dal progetto umano i fiori diventano segnali di una muta comunicazione ha l'uomo e il regnum vegetabile.
Le delizie cromatiche dei giardini di Pomona o degli orti di Flora devono essere disposte in un «mirabile ordine», in un «quadro di grande bellezza* (Boccaccio). L'esuberante vis vegetativa della Terra Madre, il brulichio di forme nascoste nell'umido ventre della terra, del nulla che tutto crea e alimenta, viene rimodellata secondo i principi euclidei nella hortensis architectura dove l'eccesso di nuove specie, la moltiplicazione di nuove verità sono sottoposte alla disciplina razionalizzatrice dell' “uomo illustre”, “all' “idea” astratta e superiore del giardino, «compendio delle meravigliose varie bellezze», macchina floreale artificiosa, reimpiantata per goder le bellezze del paradiso in un pezzo di terra, trasportando paradiso terrestre o giardino»
(Vincenzo Tanara), per evocare sensualmente, a ricreazione dell'anima le meraviglie del creato perdute. «Son tante le varietà dei fiori, - osservava l'autore dell'Economia del cittadino in villa - per lo che dagli antichi furono posti sotto il dominio della fantastica stella di Mercurio*. La varietà, regina del mondo (per molto variare la natura è bella» diceva un proverbio rinascimentale italiano prediletto da Elisabetta I d'Inghilterra), strumento di seduzione e macchina di stordimento, anziché caotica e tumultuosa dove sapientemente disporsi in ondulate e sinuose architetture floreali che adeschino l"occhio e, affascinandolo, lo catturino. Anche negli «orti di Ciprigna~,( G. Marino), nel «mirabile» giardino di Venere, la seduzione vegetale rispetta le leggi d'una rigorosa simmetria di spazi
e di prospettive:
De' fioriti viali in lunghi tratti
Mirando van le prospettive ombrose,
Ne' cui margini a fil tirati e fatti
Miniere di rubini apron le rose.
Son disposti ne' quadri i fiori intatti
Con leggiadre pitture ed ingegnose,
E di forme diverse e color vari
Con mille odori abbagliano le nari.
(G. Marino, Adone, C. VI)
Ci fu però un momento in cui l'ordinato assetto botanico europeo sembrò sconvolto da una cascata inesauribile di nuove presenze vegetali da un diluvio di stirpi impensabili e mai viste; Flora impazzita riversava dalla sua cornucopia torrenti di fiori e di piante straordinarie. I primi decenni del Seicento furono anni di maggior stupore, allorché le piante esotiche americane incominciarono ad essere universalmente conosciute e a diffondersi, trapiantate con accelerata velocità. Fra queste la granadiglia o fiore della passione o passiflora o «fior messicano(Achiilini), o flor de las cinco llagas (fiore delle cinque piaghe), o granadillo, il «fiore più meraviglioso e più stupendo che si sia veduto». Nel qual mirabile e misterioso fiore pare che il misericordioso e grande Iddio Creatore dell’Universo, particolarmente si compiacesse d'imprimere e formar evidentissime immagini e chiare significazioni de' più principali misteri della passione dell'Unigenito suo figliuolo, a ciò avessero a suo tempo a servir poi per ravvedimento e conversione di quei popoli idolatri. (Iacomo Bosio, La trionfante e gloriosa croce,1610).
Lo sconvolgimento provocato nella cultura e nella sensibilità della vecchia Europa dalla scoperta del Nuovo Mondo provocò anche un trauma botanico: una lunga marea verde si riversò sulla tassonomia dotta, sulla mentalità popolare degli abitanti del vecchio continente, innescando nuovi «furori poetici» nella lirica barocca.
La cultura del tardo Rinascimento e l'umbratile atmosfera spirituale della Controriforma e del Barocco reagirono con sensibilità nevrotica e sovreccitata alle meraviglie importate dalla Nuova Spagna. In particolare l'«indica pianta» che mostrava gli «stormenti della morte (Giuseppe Battista), aggiunse ammirata inquietudine al generale sbalordimento. La sorpresa e l'eccitazione che raggiunsero il momento più acuto nei primi decenni del Seicento, riproposero una prolungata riflessione sull'interpretazione religiosa dei nuovi traumatizzanti fiori e un ripensamento dell'ermetico messaggio a loro affidato. Fede e botanica strinsero più intimi legami allacciando una fitta serie di simboli in cui gli enigmi e gli arcani vegetali diventarono occasione di riflessione e di riformulazione dei destini delle vicende umane. La cristianizzazione delle erbe e dei fiori, il battesimo evangelico del bosco sacro esplorato dalla botanica degli etnici e da quella popolare delle plebi assetate di magia e di prodigi (domina herbarum era la definizione inquisitoria della strega dei campi), conobbero in quei decenni una intensificazione senza precedenti. Le «virtù» delle erbe vennero sottratte con un vigore per l'addietro sconosciuto agli spiriti arborei, ai demoni della selva, del campo, della brughiera e reinserite nel pantheon dei santi cristiani, strumenti e intermediari del Creatore delle erbe, potente e misericordioso. L'animismo totemico delle culture delle culture precristiane, il magismo cosmico del mondo agrario, il panteismo dei filosofi rinascimentali entrarono in conflitto con la santificazione del mondo vegetale promossa dalla Controriforma. La religione solare alla quale soggiacevano fiori, erbe, piante, si configurò in una dimensione diversa da quella in cui ancora credeva il botanico principe del Rinascimento, il senese Pietro Andrea Mattioli che (come molti altri «medici-fisici» e filosofi naturali) vedeva una consonanza intima, un segreto rapporto fra il mondo celeste e quello terrestre, individuando nel sole il cuore cosmico che faceva pulsare le linfe vegetali e i cuori animali. Vi erano però anche fiori e piante che ubbidivano agli influssi del luminare minore, che vibravano sensibili al gelido raggio di Selene, preferendo languidi contatti notturni con la sposa del sole, col pallido astro delle notti. Tale l'artemisia o «matricaria», che, rimedio sovrano per regolare i mestrui delle donne, veniva associata alla luna, al suo ciclo di apparizioni e sparizioni, di fasi d'assenza e di presenza.
Tale la lunaria (o erba borissa o lunatica) la quale «cresce e decresce come fa la luna; e quando la luna ha un dì, quest'erba ha una foglia e così ogni dì gli cresce una foglia, fin a quattordici dì quando la luna torna indietro, ogni di li cade una foglia, tanto che a ventinove dì la luna non ha foglia nessuna» (Pseudo Fallopio).
Mitologie vegetali nascenti in quell'oscuro enigma» (Tasso) della natura, sensibile alle corrispondenze cosmiche, alle attrazioni simpatiche, alle signature che potevano svelare le affinità segrete fra le piante e gli astri. I «miracoli delle piante» (Mattioli) e i loro arcani giacevano sepolti in un universo di segnali muti il cui senso era difficile captare razionalmente ma che costituivano tuttavia un corpus prezioso di simboli da interpretare e da riportare al morale e all'umano. I fiori esprimevano nel loro alfabeto segreto la quintessenza dei messaggi trasmessi dalle piante «riversi animali immobili» (Platone), dotati di senso e di anima secondo Pitagora. «Arguzie della natura» li definiva l'autore del Cannocchiale aristotelico (1654), Emanuele Tesauro, con cui la «Madre antica (Tasso) dotta insegnatrice si svela sapientissima nel suo aspetto « piacevole mostrandosi arguta e faceta». Il mondo delleforme e dei colori, le morfologie e i cromatismi dei petali e degli stami, quasi frammenti stellari piovuti sulla terra, nelle loro cangianti iridescenze si diversificavano secondo le funzioni, delicati, effimeri oggetti offerti
alla contemplazione ammirata degli occhi e alla «ricreazione» del savio.
Oggetti equivoci, emananti una seduzione tanto sottile che un santo come Carlo Borromeo, per mortificare i sensi, si asteneva dal guardarli. San Vincenzo de' Paoli, dal canto suo, per tutta la vita mai ne odorò uno. Eppure, in tutte le religioni le icone vegetali sono dense di simboli morali e divini, trasmittenti visive di messaggi interiori affidati al cangiante cromatismo delle loro fragili strutture. Nella tradizione ebraico - cristiana il giglio svolge la funzione polisemica d'indicare, secondo i casi, il candore della divinità, la beatitudine celeste, le buone opere, l'odore della santità, la perfezione umana, la «mondizia della carne» , la verginità e la castità e, nella Divina Commedia, gli apostoli.
L'iconografia di San Luigi Gonzaga, «giglio volontario, ha fissato stabilmente l'associazione fra quel bianco fiore e la purezza virginale della carne e dello spirito incontaminato. Ma i fiori erano anche simboli ambigui e bivalenti, d'equivoca emblematica, come la rosa rossa che, se poteva avere una forte valenza sacra significando la «congregazione dei martiri, l'assemblea celeste dei beati, l'ardore di carità» e, in Dante, perfino Maria Vergine, era usata a simboleggiare anche, in una dimensione di totale rovesciamento, la vasta gamma delle «dilettazioni di questo mondo». Sacra ad Amore e a Venere nella tradizione greca e latina, la porpurea rosa» (Tasso), le «rose porporine» rivivono in Chiabrera come ministre degli amori». Emblema di totale naturalismo («de la terra e del sol vergine figlia»), la regina dei fiori («onor de l'odorifera famiglia») campeggia perfetto simbolo erotico, in una famosa ottava di Giambattista Marino: «rosa riso d'amor, del ciel fattura», e addirittura nel Roman de la rose (e nel Fiore attribuito a Dante), come emblema carnoso del sesso femminile. Ma, mutando il colore, lo stesso fiore, se bianco, può significare «amore casto, sincero, virgineo» (Giovanni de' Rinaldi):
«La verginella è simile alla rosa» (Ariosto). Il grande dominatore dell'emblematica floreale è però il tempo, che porta con se la durata effimera, lo scolorimento rapido, la putrefazione precoce accomunanti il fiore alla vita umana. Caducità, fragilità, brevità sono sempre stati rappresentati con metafore vegetali o floreali. L'accostamento fra erba e carne è reperibile già in Isaia, Omnis caro foenum. L'effimero della vita emblematizzato in uno stelo d'erba, trova Tasso un dolente cantore:
Prima del fien veggendo i fiori e l'erba,
Pensa fra te, che pur di fieno in guisa
L'umana carne si disfiora, e perde
Il suo natio colore, arida in vista ...
In questa malinconica dimensione ancora una volta la rosa diventa protagonista emblematica del giuoco mutevole e veloce dell'esistenza, simbolo di bellezza inutile e caduca: nascendo senescit (già vecchia quando nasce) recita l'anima d'una impresa di Scipione Bargagli. Vix orta fugit (appena nata si squaglia), come la vita umana, è il motto inciso nel Teatro d'imprese (l623) di Giovanni Ferro. Immagine di caduca voluta per Gioacchino Camerario la rosa centifolia: Haec rosa centuplici ceu flore decora, caduca est: Sic formae et vitae mox perit omne decus.
Tuttavia il fiore, l'effimero per eccellenza, poteva conoscere il destino di rinascere - come il favoloso uccello d' Arabia - dalle sue ceneri mediante un alchimistico sortilegio, una ingegnosa metamorfosi: la distillazione in anima odorosa del suo corpo caduco. Questa fiorita fenice (floreus Phoenix) – sognava l'autore del De florum cultura - nello spazio d'una mezz'ora rinasce dalle sue ceneri. Questo fiore, dal sepolcro tornato in vita, ammaestra i mortali e dà loro un saggio del risorgere, che han da fare all'immortalità. Anche i fiori, trasformati in quintessenze, potevano godere di una loro risurrezione, rivivere in lambiccati distillati, ridotti a pura essenza, a dolcissima, volatile aura, a profumato spirito.Lo sapevi che…
Romanticamente, i fiori si colgono al mattino presto o al tramonto. Chi sa di botanica ne capisce il perché: quando il sole è basso e appena tiepido il fiore conserva ancora tutta l'umidità; con il caldo invece comincia l'evaporazione e il fiore si impoverisce d'acqua. Sadicamente, poi i fiori vanno colti, con coltelli affilati. Tagli netti, decisi, rapidi. Chi crede un po’ nell'animismo si preoccupa invece di non far soffrire il fiore. Rapidità e precisione, anche in questocaso, sono benedette.Altre due operazioni vanno fatte in fretta: togliere le foglie che crescono sulla parte inferiore dello stelo per lasciare che tutto il nutrimento vada al fiore senza disperdersi, immergerli dritti, non troppo fitti in tanta acqua fresca.La camelia e l'anemone, insieme a pochi altri, preferiscono essere colti in boccio; si aprirannopoi nel vaso. Il pesco, la dalia e la viola bisogna lasciarlisulla pianta fino a che non cominciano a fiorirebene.
Poi si può procedere alla loro raccolta.Non per essere pignoli, ma anche la semplicissima,fondamentale operazione di mettere il fiore in acquaha bisogno di qualche accortezza.Scorciare il gambo di un fiore, che sia di campoo di serra, gli allunga la vita, detto senza ironia. Untaglio obliquo fatto da una lama tagliente, e non conle forbici, permette al fiore di assorbire più acqua chenon un taglio orizzontale. Tutti i fiori dallo stelo vuoto poi, andrebbero scorciati mentre sono immersi nell'acqua;quelli dallo stelo legnoso avrebbero bisognodi un taglio a croce, o per lo meno di una bella schiacciatain punta, in modo che l'acqua possa penetrarepiù facilmente. Chi ha lo stelo carnoso, come i ciclamini,sarà tagliato con un taglio obliquo lungo finoa tre centimetri, e quelli lattiginosi tipo i papaveri,andrebbero, sbollentati perché il calore impedisca alresto del liquido biancastro, o linfa, di sperdersi. Enon è tutto: l'acqua tiepida e leggera, con poco calcio,facilita la ripresa dei fiori. Se sembrano un po’ appassiti,prima di prendere decisioni affrettate vanno messisdraiati nella vasca da bagno, con acqua appena tiepida.Una zolletta di zucchero ogni litro d'acqua allunga la duratadel fiore: non perché sia goloso, ma perchéil glucosio arriva alle cellule facendogli solo bene.Mai mettere i fiori sul caminetto acceso o in cucina,un po’ per motivi di buon gusto, un po' perché latemperatura di una stanza per il fiore non deve esseretroppo calda. In questo caso, qualche cubetto dighiaccio nell'acqua dà al fiore un po' di refrigerio.Oltre al troppo caldo, i fiori temono gli sbalzi di temperatura:metterli fuori dalla finestra di notte, dopoaverli tenuti d'inverno nel tepore di casa, può essereesiziale anche per il fiore più coriaceo.
Pulitura dello stelo
Il taglio va effettuato obliquamente tra due internodi.Le foglie che contornano il fiore non hanno vitafacile. Sono bellissime a vedersi, ma purtroppo quellebasali danno fastidio sia perché assorbono buona partedel nutrimento destinato il fiore senza dare nulla incambio, sia perché rendono difficili e confuse tuttele composizioni. L'unica cosa da dire è che le fogliein eccesso vanno tolte con molta delicatezza, nonstrappate a forza dallo stelo, che, altrimenti, potrebbesoffrirne.
Conservazione del fogliame fresco
Anche le foglie, talvolta più di certi fiori, hannouna bellezza tutta particolare. Il tono del verde, laforma, la lucentezza o l'opacità rendono alcune fogliedi straordinario effetto decorativo. Conservarle è facile,ma alcuni trucchi sono necessari. La magnolia, l'Hederae il Laurus Nobils insieme a tutte le altrespecie coriacee e robuste possono essere immersecompletamente nell'acqua, con tutto il ramo, tanto piùa lungo quanto più le foglie sono «adulte non oltreun'ora comunque. Non fare mai nulla di simile invececon le foglie vellutate, si sciuperebbero immediatamente.E se una rosa fané è sempre romantica, una fogliasciupata è veramente triste.Chi vuole specchiarsi persino in una foglia ricorrapure ai lucidanti-spray che sono in commercio, macon saggezza. Il lucidante va spruzzato ad almeno 50centimetri di distanza dalla superficie verde e in seguitova passato un panno sulla foglia per togliere ognieccesso. Per far meglio si potrebbe far peggio e soffocarela pianta o il ramo.
Attrezzi e materiali utili
Siamo pratici ed efficienti. Ogni appassionato difiori, ogni autore di composizioni o bouquet si riconoscedal numero di ferri del mestiere che ha consé, oltre che dalla manualità e dall'eleganza. Succede lostesso con le pentole da cucina, o le matite per disegnare.Chi ama stare intorno ai fornelli, chi si divertea fare il pittore della domenica si rifornisce con fantasiae intelligenza di tutto il necessario. Per fare conordine e saggezza dei bei mazzi di fiori servono: uncoltello da innesto, con la lama corta e ricurva ottimoper togliere le spine, per accorciare i gambi e toglierefoglie; un punteruolo in legno per forare e prepararela base spugnosa della composizione; un martello perschiacciare i legnosi e far durare di più i fiori,un bel paio di guanti da giardiniere per non rovinarsile mani con spine e prodotti chimici, un comodogrembiule con tasche per avere sempre con sé tuttol'occorrente mentre si «decora». Naturalmente a questobreve elenco bisogna aggiungere un normale paiodi forbici; una cesoia per tagliare il filo di ferro o irami più consistenti; un nebulizzatore, per rinfrescarepetali e foglie in qualsiasi momento, due annaffiatoi,uno per vasi piccoli e uno per quelli più grandi; unapompetta per togliere dal vaso l'acqua di troppo. Sembreràun elenco troppo professionale, ma non lo è.Anche in casa, la ricerca della brocca per bagnare ifiori o della spugna per togliere l'acqua in eccesso èsempre difficile e deprimente, non degna di un artista.
Materiali tecnici
Dedicato ai professionisti delle composizioni florealio a tutti quelli che amano raggiungere livelli ditale raffinatezza da lasciare stupiti ospiti e amici.Questo è l'elenco dei materiali tecnici che permettonodi mettere rami e fiori a raggiera, a palla, a piramide.Fiori corti con fiori lunghi, gambi teneri con steli rigidi.Foglie posticce, ma cosi belle da farvi perdonarequalsiasi libertà poetica.Cominciamo con le legature: si fanno con il filodi cotone verde quando i fiori sono corti e leggeri esi vogliono tenere uniti per un effetto dirompente.Oppure con la canapa, quando si tratta di rami piùpesanti o di mazzi voluminosi.
Il filo di ferro, poi,è indispensabile. C'è quello sottilissimo (filo capello), equello del numero 6 che serve per orientare rami pesantio per dare un sostegno a fiori secchi o pigne.Il tipo cotto è più malleabile degli altri, e quello verniciatodi verde ha il vantaggio di non arrugginirsi.Filo di nylon trasparente, buono per gli interventidell'ultimo minuto o per sospendere un mazzo senzafarsene accorgere, filo di cotone dorato o argentatoper rifinire un bouquet o una scatola, raffia naturaleo sintetica per assicurare la composizione al vaso nonvanno dimenticati anche se molto professionali.Per splendide padrone di casa o per fioristi eccellentiecco altre «cose» fondamentali. Le provette ditutte le misure, verdi o trasparenti, capaci di contenerel'acqua necessaria a non far morire il fiore, servonoa portare qualsiasi macchia di colore all'altezza desiderata.La carta stagnola nei mazzi serve per camuffaremagagne e rivestire il tutto. I sostegni dei fiori invece sono assolutamente essenziali.Nessuno creda che è il vaso a fare la composizione,ma il fondo, opportunamente trattato: ora conun grigliato in plastica o in ferro tagliato a misura eripiegato su se stesso due o tre volte in modo da intrappolarenel reticolato steli e rami.Ora con la creta argilla pura, utile per le composizioni natalizie ricchedi candele e pigne dorate o per composizioni tuttedi fiori secchi. Anche lo stucco serve allo stesso scopo.In più, può essere riutilizzato, mentre la terra creta,si usa e si butta perché indurisce.
Il Kenzan , un reggi fiore a tante punte, è il supportopiù semplice e conosciuto. Utile per composizioni instile orientale si trova ovunque, ha la base in piombopesante (quello in plastica è sconsigliabile) e i chiodiin una lega speciale che non danneggia i fiori. Pernon farli arrugginire però bisognerà mettere un pizzicodi borace nell'acqua stessa.Ogni fiore, prima di essere infilzato sul kenzanandrà preparato secondo queste regole: praticare unbel taglio orizzontale prima di inserirlo verticalmente nei chiodi,il fiore soffrirà il meno possibile. Foglie esassi mimetizzeranno poi il kenzan.Chi volesse pensare al muschio per coprire l'armatura dei chiodi noncreda di poterlo prendere nei boschi. Sarebbe un veroscempio della natura, mentre, per una volta, il muschiosintetico è ottimo, pronto in commercio e utilea mantenere umidi i fiori e disporli nella direzionevoluta.
Composizione floreali
Non trasformate ogni vaso in lume, non riempiteogni cesto di oggetti e oggettini, non accontentatevidi un solo portafiori. Dieci vasi da fiore vi paionotroppi? Non è vero. In qualsiasi composizione che sirispetti, oltre a considerare con occhio artistico forme,colori e dimensioni di ogni fiore o ramo o foglia, cisono certe regole di base che aiutano a far bello unmazzo fiorito.Se il vaso, o la base o il cestino, è scuro tutti ifiori più colorati e grandi vanno messi bene in vista,proiettati verso l'esterno della composizione. Se il vaso èchiarobastano meno fiori a renderlo bello e il verdescuro delle foglie può benissimo fare da corona. C'èchi studia anche le dimensioni del vaso.
Se è alto estretto, con pochi fiori l'effetto è garantito. Se è bassoe largo i fiori devono essere molti, messi in modotale da disegnare una piramide o una sfera. Vasi piccolissimie stretti sono ottimi per un fiore solo, anchecorto.Quadrati, tondi, triangolari, ovali: i vasi o le basisono di qualsiasi forma e di ogni sfumatura di colorea seconda del materiale: il gioco dei colori e delleproporzioni, importantissimo è impossibile a riassumersiin una serie di regole, ma un consiglio si puòdare. Guardare con occhio particolare la pittura fiammingae napoletana del Sei e Settecento per vederecome, nella ricerca del colore, nello studio quasi dabotanici dei fiori, i pittori di quei due secoli sapevano“inventare” o ritrarre splende composizioni.copiarle non sarà mai meschino, ma tutto il contrario.
Volume
Un fiore tondo e rosso riempie di più o di menodi un fiore triangolare e bianco? La domanda sembrabizzarra ma non lo è. I fiori, i rami, le foglie hannola loro bellezza non solo per il colore o la forma, maanche per il volume che occupano. Nel gioco dei pienie dei vuoti ogni fiore ha la sua parte, proprio comeavviene per un oggetto, un mobile, un'architettura.L'occhio di chi vuole divertirsi con l'arte delle composizionifloreali deve essere, in questo, simile all'occhiodi un fotografo o di un disegnatore. E la primaoperazione da farsi quando ci si mette all'opera peruna composizione è fare il progetto e seguire quelletre o quattro regole fondamentali.Osserviamo queste regole generali:più il volume è spostato verso l'asse simmetrico e meno sbilancerà la composizione;più il volume è vicino al punto vegetativo e meno è pesante;un volume spostato in avanti fa cadere otticamente in avanti la composizione;ogni volume ha necessità di un contrappeso altrimenti vi sarà una instabilità ottica nell'insieme;il volume complessivo della composizione deve essere in rapporto con la base di supporto.Il volume di un fiore può essere otticamente più leggero in rapporto con la base di supporto.
Simmetria e asimmetria
Un po' di simmetria in una bella composizionenon guasta mai. Ma è inutile stare a impazzire. Lasimmetria da inseguire è quella ottica. Fatto un po’d'ordine tra gli elementi di una composizione (tantifiori rossi di qua, tanti gialli di là, un ramo lungo alcentro, due foglie a destra) poi si può procedere adocchio, come dopo un colpo di pettine di fronte allospecchio. Naturalmente chi è maniaco della simmetriageometrica, non faccia caso a tanta disinvoltura, dividatra destra e sinistra, davanti e dietro tutto l'occorrenteper la composizione, dopo aver stabilito un asse disimmetria, metta in buon ordine colori e forme, diaun calcio all'improvvisazione e all'estro artistico e sidedichi con il gusto del miniaturista alla sua composizione.Il risultato può essere magnifico.Un po' di sregolatezza piace sempre di più anchenelle composizioni di fiori. Che poi perché una composizionenon crolli a terra ci sia bisogno di un po'di metodo anche nella sregolatezza o asimmetria delmazzo questo non è che una seconda verità certamentepresa dalla vita vissuta come la prima.Comunque per essere più precisi l' asimmetriaconsiste in uno spostamento del punto focale verso destrao sinistra, rispettando sempre l'equilibrio otticodella composizione.
Forma vegetativa
Per rimanere in tema di personalità, importante èsapere che anche un ramo non va tagliato in mododa interrompere la «sua forma» iniziale. Un ramo dinocciolo, per esempio, dopo un po' di contorsioni sene va tranquillo verso l'alto. Lasciamolo andare, nontagliamolo a metà, perché per uno strano messaggioche tutti i fiori mandano, anche chi ignora che si trattadi un ramo di nocciolo tagliato sul più bello, si accorgeràche qualcosa va storto, è il caso di dirlo, in quellacomposizione.
Punto vegetativo
Se qualcuno dice che i fiori sono di sinistra, credeteglipure. La spiegazione è complessa ma c'è. Eparte della necessità razionale, un po' ipocrita, di farsiperdonare il fatto di aver strappato il fiore alla vitanaturale. Di averlo staccato a forza cioè, dalla terrao dal ramo. Stranamente, allora nel fare una qualsiasicomposizione la prima cosa che si fa dopo aver fatto ilprogetto e piazzato l'asse e prima di contare e dividerefiori e colori, è cercare il punto vegetativo. Ericrearlo. Come per dire, cari amici questi fiori nasconocosì, spontaneamente dal vaso in mezzo al tavolo.Se si vuol fare un mazzolino di fiori da tenere inmano, dovrà sembrare che i fiori spuntino dalla mano.Ora bisogna sapere che l'occhio umano per qualchestrano motivo è abituato a guardare a destraverso sinistra e quindi apprezzare particolarmente tuttociò che sta a sinistra dell'asse di simmetria. Farnascere una composizione un po' a sinistra dell'asse,piuttosto che al centro esatto rende l'effetto moltomigliore, con gran gioia di chi ha lavorato per oreintorno ad una composizione. Per fare più ricca unacomposizione, si può far finta che gruppi di fiori nascanoda punti diversi, l'importante è districarsi nellabirinto e fissare bene i punti vegetativi senza metterea casaccio fiori e foglie fino all'ultimo, rovinando l'effettofinale.
Forme di crescita
Solo chiha fretta o poca fantasia ricorre ad artificiper avere effetti strabilianti da una bella composizione.Chi invece ha un po’ cultura botanica, e un pizzicodi metodo, prende fiori per la composizionevoluta. E' fondamentale sapere che se si vuole riempireuno spazio un po' particolare con qualcosa che arriviproprio fino lì, in quell'angolo morto, allora ci vorràun fiore che va verso l'alto ( di forma attiva), comela rosa, o attivo sì ma con qualche punta in fuori(ascendente lineare con sviluppi laterali) come il Liliume l' Iris, o contorta, come il nocciolo o spezzettatacome la >Bougainvillea o i plumbago o con tanti ramidiversi su uno stesso più grosso come l'Agave e leYucca. Gli stessi “distinguo” possono essere fatti perquei fiori che vanno verso il basso, e la nomenclaturavorrebbe che si chiamassero “passivi”, come lo Scirpus,l'edera, il Ficus repens e le verbene.
La forma attiva è quella che ha un movimentoascendente di crescita verso l'alto; secondo la strutturavegetativa può essere:- ascendente lineare: Prunus triloba, Rosa, Ermurus-ascendente lineare con sviluppi laterali: Lilium,Iris,Amarillis, Papiro, ecc.- ascendente contorta o curva o ondulata: è il casodel Nocciolo contorto, del Salice tortuosa, della glicine,del Phaleanopsis, ecc.- ascendente con movimenti multipli: appartengonoa questa classifrazione le Bromeliaceae in genere,la Yucca, le Agavi, nonché alcune Dracaena- ascendente spezzettata: come lo Stephanotis, laBounganvillea, i Plumbago, la launtana, ecc.La forma passiva è quella che ha un movimento discendentedi crescita verso il basso; può essere:- discendente lineare: come nello Scirpus,- discendente con sviluppo laterale: come la Columnea,I'Edera, il Ficus repens, ecc.- discendente curva o contorta: come il Chlorophitum,la Stapelia, il Senecio rowleianus, l'Epiphyllum- discendente spezzettata: come le Verbene ed ilPlumbago larpentae e le Hoyia.- Fiori primari: sono quelli che hanno una formadominante, che primeggiano per la loro struttura importante(Delphinium, Amarillis), o per la loro personalitàindiscussa (Anthurium, Agaphanthus, Stretlitie),o per la loro forma a spiga appuntita (Gladiolo,Eremurus); nel fogliame possiamo considerare primarieper la loro bellezza le foglie di Sanseveria.- Fiori secondari o intermedi: sono quelli che hannouna posizione di sudditanza rispetto ai primari,oppure quelli che hanno una composizione strutturalesemplice; sono i fiori che possono emergere ma nondominare, quelli che raggiungono il massimo effettoquando sono raggruppati con fiori dello stesso valoreestetico; (Tulipani, Rose, Garofani).
Nelle composizioni possono essere uniti i primari, mahanno bisogno di molto spazio per farsi notare.Tra le piante citiamo la Gloxina, I'Azalea, la Poinsettia,la Marantha, il Croton, tra le foglie l'Eucaliptus,le foglie di Dracaena, le Felci.-Fiori terziari: sono quelli che assumono una posizionesubordinata rispetto agli altri, come il Crocus, il Bellis,le Pilea, la Peperonia, le Selaginelle, i muschi, ecc.;appartengono a questa categoria i fiori che hanno unastruttura minuta o che vengono confezionati a piccoligruppi come le Genziane, i Myosotis, i Mughetti, ecc.e che spesso fungono da collegamento tra la composizionee la base.
Il Carattere dei fiori
In fatto di fiori, nomenclatura e regole, servonoa far ordine tra tanto naturale disordine, ma non dettanolegge. Che la rosa sia un fiore «elegante» travirgolette, mentre la margherita è rustica per definizione,non vuol dire niente di più che questo: una èdiversa dall'altra. Può essere utile, se si è a corto diargomenti più che per fare qualsiasi composizione florealeartistica, sapere che ci sono fiori eleganti, rustici(perché spontanei) vellutati (perché al tatto sembrano divelluto) serici (perché ricordano la seta) vitrei ( perchésembrano di vetro come la Fresia e l'Iris), metalliciperché freddi, lucidi), cerosi (come la Magnolia o laCamelia). E poi vi sono ancora due definizioni da notaree non ripetere mai per non rendere la conversazionetroppo banale: dire che un fiore è nobile, comesi sostiene per esempio per l'Allium hibrido, può essereerudito, ma non va. Che è vivo, come una Ninphea,anche questo lasciamolo dire ad altri.Ma non si ferma qui la nomenclatura estetica deifiori. I fiori primari, secondari e terziari, per esempiosono sempre loro, quelli stessi di prima ma consideratida un altro punto di vista. Per esempio primario è unfiore che sta benissimo da solo, o perché è grosso,o perché ha una forma ben definita.
Secondari sonoquei fiori che sembrano più belli quando sono tantiinsieme. Le rose, i tulipani, i garofani, senza offesa,sono piuttosto secondari, mentre il gladiolo eil delphinium sonoprimari (ma certamente meno belli).
Tra i terziari, poi, troviamo i deliziosi mughetti, i myosotis,i crocus. Certo è che per fare una piccola composizionea base di myosotis, bisogna averne parecchi.Ma se a fare una composizione ci si mettesse unpignolo invece che un artista, allora neanche tuttoquesto basterebbe più. Bisognerebbe dirgli, a quel volenterosoprivo di estro creativo, che anche tra i fioriprimari esistono quelli che contano di più e quelliche contano di meno. Insomma che c'è quello che sinota di più e quello che si nota di meno e quindi bisognaregolarsi di conseguenza.In conclusione però una cosa è chiara: chi si sentepignolo lasci stare i fiori e stia lontano dalle composizioni.Il ventaglio, è molto simile al semicerchio, visibilefrontalmente e lateralmente. Deve, però, avere unaperfetta simmetria e una perfetta distribuzione deipesi ottici, che devono essere più pesanti al centro epiù leggeri all'estremità.Il cerchio e semicerchio, le composizioni realizzatecon questo schema sono eseguite in modo che si possanovedere da ogni lato, sono di grande effetto decorativoe di facile esecuzione e permettono di utilizzareanche fiori che non hanno spiccate caratteristicheestetiche.Linea verticale, conica o piramidale.
L'esecuzioneparte dal punto vegetativo, disponendo i fiori in mododa determinare lo schema base intorno al quale poisi continuerà a lavorare; prima si distribuisce il puntopiù alto, poi i punti di massima larghezza, in seguitosi collocano gli intermedi; infine tutti i punti interni,tenendo sempre presente, l'equilibrio ottico complessivo.Il rettangolo, in questa composizione non esiste ununico punto vegetativo, perché i fiori sono sistematiperpendicolarmente alla base, dando cosi origine a diversipunti vegetativi.I fiori di maggiore dimensione e peso ottico dovrannoessere sistemati alla base, mentre gli altri, più leggerie degradanti, dovranno essere collocati verso l'estremitàe i lati della struttura.
Forme di composizione
E adesso che siamo pronti, ben decisi a rallegrarela casa non con il semplice mazzo di fiori, ma conuna bella composizione da fare invidia a un professionista,quale scegliere? Quella tonda, perfetta come uncerchio, guardabile da tutti i lati, simile a un arbustopotato perfettamente come nei grandi giardini rinascimentali?O quella a semicerchio, che ha bisogno dimeno fiori e si realizza più in fretta?
C'è quella aventaglio, che fa un po' troppo matrimonio, ma che vabenissimo su mensole, camini, davanzali e consolle.C'è quella che sviluppa verticalmente, ora lunga e filiforme,molto sofisticata, ma un po' antipatica e presuntuosa,e quella che andando verso l'alto ricordale torte di “profiterole ” e mette allegria a guardarla.E quella rettangolare di ispirazione orientale, da farsisolo con una base piatta e con tanta maestria,altrimenti viene un disastro. E quella finalmente “libera”,consigliabile quando si ha un bel ramo di pescoo di magnolia da prendere e lasciare così com’è, almassimo con l'aggiunta di qualche fiorellino.
E quella triangolare che i più pignoli sapranno fare simmetrica,i più distratti la faranno asimmetrica seguendo un gustoorientale e facendo bene attenzione che non crolli ilvaso dietro alla distrazione. E i patiti dei Liberty, ormaia milioni, non vorranno mica dimenticare che c'èla composizione sinusoidale, che segue un'ideale lineaad S e sta benissimo nei vasi alti e stretti. Pare chel'inventore di questa composizione fosse Hogarth, ilgrande pittore inglese del Settecento, molto elegante,attento ai paesaggi come ai volti e con una sottilevoglia di stupire senza offendere l'Accademia. La formaad S dei suoi fiori nasceva da lì.
Naturalmente ilproblema non è tanto stabilire se la si vuol tonda ola si vuol lunga la composizione. Il problema è architettarlaquesta forma. Ecco qualche suggerimento basilareper ogni realizzazione. Per i fiori a cerchio osemicerchio: far partire i fiori da un unico punto, nonlasciare spazi vuoti da nessuna parte e controllare cheil vaso sia ben solido sotto tanto peso. Per la composizionea ventaglio bisogna far bene attenzione allasimmetria e man mano che si fa, va tenuto sotto controllol'effetto frontale. Per le composizioni verticali,l'importante è piazzare subito il fiore più alto insiemea quelli che sporgono di più ai lati, quasi a disegnarei punti esterni della composizione stessa.
Poi, con pazienzae senso del colore e del volume, uno via l'altrosi metteranno tutti gli altri fiori a riempire i vuoti. Perquella rettangolare, difficile dire quello che va fatto;facile sottolineare quello che non va fatto: mai raggrupparei fiori per tipi e colori, come se si procedesseall'ordine di un cassetto. Ma mescolare con grazia tuttaorientale i diversi gruppi. Per le composizioni atriangolo, le foglie vanno messe per ultime a far bellala base.
Per il resto tutto è facile: è la forma cheviene fuori da sola se non si sta attenti nell'esecuzione.Se non si vogliono tagliare tutti i fiori uguali, se sivuole lasciare a qualche fiore la sua forma originaria,allora il triangolo asimmetrico è quello che fa al caso,ma va messo in un punto della casa dove si veda solodi faccia. Il dietro e il lato di tanta creatività sonopenosi. Per la composizione sinusoidale servono anchei rami e ci starebbe un rampicante o un fiore da lasciarecadere in basso naturalmente.
E non bisognamai far toccare al fiore il piano su cui posa il vaso.Triangolo simmetrico, è una composizione di largadiffusione come immagine interpretativa e di esecuzioneabbastanza semplice, Il rispetto della simmetriadeve essere rigoroso. I fiori da utilizzare saranno primari,per la determinazione del contorno, secondario terziari per completare lo schema; per la rifinituradella base si useranno foglie morbide ovoidali.Triangolo asimmetrico, si può sviluppare in qualunquedirezione rispetto alla base, purchè il punto vegetativoricada nel centro del trimgolo oppure alla metàdi uno qualunque dei suoi lati.
E ' una trasformazione al gusto occidentale di alcunicriteri di chiara impostazione orientale.Forma libera piatta, è una linea fondamentalmenteasimmetrica, di chiara influenza orientale; non è lavoratain profondità ma preferibilmente in altezza e inlarghezza, in stretto rapporto con la base scelta.Linea sinusoidale, ha bisogno di un supporto o basesufficientemente alti per permettere anche lo sviluppodella parte inferiore della composizione; lo schema sisviluppa a S. La parte di vegetazione attiva superauna volta e mezzo circa I'altezza del supporto, la vegetazionepassiva quella che scende nella parte inferiore,deve essere più corta ma non deve mai toccare ilpiano di appoggio. Il punto vegetativo è situato piuttostoin alto, nella convergenza tra la parte superioree quella inferiore.IkebanaE l'ikebana?
Già, chiama i fiori prima o poi passaun periodo di folle passione per l'arte giapponesedi comporre fiori e rami secchi, radici e rami freschi,sassi e verdure, rocce e frutta. I segni dell' “amour fou”per l'ikebana incominciano a manifestarsi normalmente,quando si è presi dalla voglia di fare una composizionee con un solo fiore. O quando si desidera fortementequalcosa di molto asimmetrico ed essenziale. Qualcunoha sentito i primi sintomi durante un week-end incampagna, quando invece di cercare funghi, si trovavaa raccogliere rami secchi dalla forma conturbante. Macché,dirà il solito maligno in cerca di spiegazioni: evidentementei funghi erano scarsi e i rami o le radici andavano a solleticarealtre frustrazioni inconsce.
Ma se la radice finisce su un semplice vaso di terraglia,se, appena più in alto, viene messo un ramoancora verde, per ultimo, dritto, colorato, troneggiaun solo fiore, allora questa è voglia di ikebana.Siamo pronti, in due parole, a studiare “la via della paceattraverso i fiori” per cinque lunghi anni. Tanto quantodurano le scuole di ikebana.Quattro o cinque cose da usare subito per unpo' di frivolezza all'orientale, però, si possono dire fin d'ora.In fondo i primi monaci buddisti che offrivanorami di loto a Buddha, mettendo le basi dell'anticaarte giapponese, pur carichi di pensiero religioso avevanosempre in mente il problema dell'estetica.
Il bello,nell'ikebana, è essenzialmente armonia esemplicità. I vasi, per cominciare, sono di materiale“povero” per eccellenza, cioè di terraglia o bambù.Il che non vuol dire che non debbano avere un valoremagari d'antiquariato. Ma devono lasciare posto allabellezza della composizione. La simbologia, poi, consumada sola tre anni di studio. E pensare che il primosimbolo altro non è che suddividere la composizionein tre livelli.
Quello basso, che allude alla terra, quello alto, che sta per il cielo, e, centrale, c'è l'uomo, a fare da mediatore tra cielo e terra contrapposti. Messi alla rinfusa, qua e là potranno esserci altri fiori chei giapponesi esperti del rito mettono di solito giornodopo giorno, quasi ad esprimere lo stato d'animo diquel particolare momento. Siccome l'ikebana è un'artecome tale ha molte scuole, tanti stili diversi. Il piùantico, il Rikka; è il più aristocratico.
Fatto di 7, 9o 11 elementi non parla di cielo, terra e uomo, madi montagna, pianura e vallata. Ha bisogno di pianteche durino a lungo, e i fiori possibilmente dovrebberoessere di montagna, di pianura, di valle. Sono composizioniricche e complicate adatte a spazi molto grandi e a stanzeimportanti.Più semplici a realizzarsi e meno pompose a vedersi lecomposizioni Shoka presero piede intorno al 1500, inanni di grandi battaglie interne.
Fatte da uomini cheper l'occasione interrompevano per un po' la guerra,anno solo i tre elementi fondamentali, quelcielo, terra e uomo che sono essenziali anche nella cerimonia del tè. Fiori e tè insieme a seconda di come si considerano costituiscono o una corrente filosofica di tipo Zen o un elemento di grande piacere nella vita di tutti i giorni.L'arte di comporre i fiori per la cerimonia del tè ha un nome, “Chabana”, ma un esperto di cose giapponesi, Okakura Kazuko, che prima di diventare il responsabile del settore orientale del Museum of Modern Art di New York fu direttore della Scuola d'Arte di Tokyo consiglia di essere semplici ed essenziali quando i fiori non sono i protagonisti della cerimonia. Per fare qualche esempio: un ramo di ciliegio insieme a boccioli di camelia per dire che finisce l'inverno e comincia la primavera, oppure un unico giglio bagnato di rugiada messo in un vaso sospeso per una calda giornata d'estate. Oppure un unico convolvolo in un vaso di bronzo. Il nome originale del convolvolo in giapponese è “Gloria del mattino”. Certo che la simbologia dei fiori è un vero romanzo.
Omaggi floreali
In qualunque occasione, qualsiasi persona è felice quando riceve in regalo fiori. C'è chi spinto dal desiderio di capitalizzare vorrebbe sempre piante e mai fiori tagliati, che durano troppo poco. Ma chi fa un regalo non deve mai fare pensieri così bassi. E tanto meno chi lo riceve. Per non sbagliare però è bene sapere che quando nasce un bambino si può mandare alla mamma qualsiasi tipo di fiore purché già in vaso, e non troppo profumati. In clinica tutto si può fare, meno che tenere le finestre aperte e chiedere vasi alla nurse. Se poi si va al battesimo, alla cresima o ad una comunione si possono regalare fiori alla mamma del festeggiato. Per un fidanzamento i fiori devono essere pochi, rari, preziosi, chiusi in una scatola trasparente. L'attesa è più per la scoperta dell'anello, che per il fiore.
Per un matrimonio le teorie sono due: o si pensa alla cerimonia, e allora si mandano rosse vistose composizioni un giorno prima del fatidico giorno lasciando modo di sistemare i fiori nel luogo migliore, ancora nel pieno della loro freschezza. Oppure si pensa al ritorno a casa degli sposi e si mandano al oro indirizzo privato belli freschi, volendo anche sotto forma di piante, per augurargli un buon futuro a due.
Compleanni, ricorrenze, lauree diplomi sono altre ottime occasioni per mandare fiori e dire ”bravo”, auguri, congratulazioni. Ma obbligatorio è pensare ai fiori quando si è stati ospiti in casa d'altri. Naturalmente i fiori, di qualsiasi tipo, meglio se non troppo pomposi, vanno fatti arrivare al padrone di casa dopo la partenza, accompagnati da un biglietto firmato. È sempre imbarazzante quando non si sa chi diavolo manda i fiori.
Ancora più indisponente è la sorpresa dell'anonimo mandante quando non si sente ringraziato. Insomma un bel pasticcio.Se «lei» parte e vi lascia soli datele un mazzo di fiori piccolo da portare in mano insieme alla valigia. E che i toni dei fiori siano mesti, delicati: un po' di lilla, qualche tocco di giallo pallido. Che non si debba prendere la partenza per una liberazione.
Chi arriva in casa sarà felice di trovare la stanza fiorita, si tratti di uomo o donna, il gesto è sempre apprezzato purché sia fatto da mano femminile. In albergo invece, ad un uomo, non si mandano fiori.Quando si va a trovare una persona malata, anche con una semplice influenza, un mazzolino di fiori è meglio di qualsiasi cioccolatino o libro. E'diventato poi normale ricambiare un favore con un mazzo di fiori. Naturalmente si indirizza sempre ad una donna, la moglie del ministro per il gentile interessamento, la moglie del professore per la cara attenzione ...
A Natale è rituale e augurale il rosso: tutto ciò che si trova con quel colore nonostante il freddo si può regalare allegramente.
A Pasqua, invece, non c'è che l'imbarazzo della scelta. La stagione è di solito così ricca di colori e profumi che è veramente un piacere regalare fiori. Tre date nel calendario sembrano fatte apposta per regalare fiori. Non perché si sia di parte, basta pensarci un po’ e non si vede altra soluzione.
Ogni anno a distanza ravvicinata ecco la Festa della Mamma, quella della Donna, e il giorno di San Valentino, dedicato agli innamorati.La protagonista da tenere d'occhio è sempre «lei», toccherà a «lui» o ai figli, alle amiche o ai compagni di lavoro essere passati sotto silenzio. Un bel mazzo di fiori, una pianta infiocchettata e la celebrazione è garantita. Mancanza di fantasia, obietterà qualcuno. La risposta non si fa aspettare: i bouquet possono avere un fiore per ogni messaggio augurale: o si va dal notissimo simbolo d'amore della rosa, a quello meno ovvio di fertilità e matrimonio del melograno, dall'umiltà dell'orchidea alla gentilezza dell'oleandro. Con radici o senza, verdi o colorati solo in buona compagnia, i fiori non sono mai ripetitivi, raramente trasmettono un messaggio sbagliato. Rappresentano, meglio di qualsiasi altro oggetto, un gesto di amicizia con la A maiuscola, quella stessa che serve per scrivere amore.
Più complicato il regalo dei fiori quando si è invitati a pranzo. I fiori è bene mandarli prima e non dopo l'invito, meglio se sono già pronti in un cesto. Per i colori non ci sono problemi, ma non fare la faccia delusa se non vengono messi al centro del tavolo. I fiori di casa sono un altro capitolo a parte. L'ospite deve solo aggiungere qualcosa in più. C'è poi il paragrafo degli innamorati: corrisposti, delusi, imploranti, felici, compiti, timidi, gli innamorati si mandano fiori a man bassa. Naturalmente è «lui» che li manda a «lei». E «lei» non li restituirà mai indietro, anche se di questo amore non ne vuole sapere.